18 milioni di italiani mangiano d’abitudine fuori casa.

Cultura - Attualità



Mentre i prodotti alimentari perdono progressivamente valore, a causa delle incessanti promozioni della distribuzione moderna, il mercato dei consumi alimentari extra-domestici levita (56 miliardi e 676 milioni di euro nel 2004), con un aumento dall’anno precedente doppio rispetto ai consumi domestici. Sono 18 milioni gli italiani che dichiarano di consumare ogni settimana alimenti fuori-casa, pari a oltre 8 miliardi di atti d’acquisto (al bar, stazioni di servizio, ecc.) e a oltre 3 miliardi di pranzi/cene o equivalenti.


In campo alimentare il 2005 si presenta come l’anno delle reciproche “invasioni di campo”: i settori domestico ed extradomestico competono infatti fra loro per accaparrarsi il potere di spesa delle famiglie. Al centro del confronto c’è il consumatore, che accetta di mangiare qualunque preparazione stuzzichi il suo appetito in ogni luogo e in ogni momento: è il modello newyorchese che si estende all’Italia di domani. Tutto ciò implica un serrato confronto/scontro tra la distribuzione moderna, la ristorazione, il bar, il catering, il banqueting, tutti alla ricerca del valore aggiunto carente nei prodotti banalizzati dalla logica del discount e dalle ininterrotte attività promozionali e di sottocosto.


Qualche esempio? I piccoli supermercati centrali si specializzano nel vendere panini e snack preparati al momento, che “attaccano” con i loro prezzi accattivanti i “bar del centro”; i supermercati vicini a strutture direzionali o in luoghi storici di grande passaggio organizzano l’offerta di salad bar e di banchi gastronomici “caldi”, sull’esempio americano e parigino, invadendo in questo modo il campo delle tavole calde, ma anche quello del catering. E ancora: aumentano i luoghi estemporanei in cui organizzare feste private grazie a diversi apporti (catering, locale e animazione); ne sono un esempio le feste e gli anniversari celebrati sui tram in movimento nel centro di Milano. Come risposta agli attacchi alla ristorazione classica nascono le iniziative dello “chef a domicilio”, ovvero cuochi professionisti che organizzano imbandigioni casalinghe là dove esistono le condizioni, ma non la competenza; si qualificano ulteriormente i punti di ristoro dei “non luoghi” (grandi stazioni, musei, gallerie d’arte, ecc.) e si attrezzano ad offrire ristorazione luoghi tradizionalmente deputati ad altro (librerie, biblioteche, negozi d’arredamento, botanica, palestre e centri di bellezza).


Si consolidano anche i primi esperimenti di ristorazione Drive-In, che danno la possibilità di mangiare seduti in macchina snack e panini, evitando la fastidiosa perdita di tempo del parcheggio, della fila al banco, dell’uscita dal locale. Si afferma così a sorpresa il connubio auto-cibo che in parte si credeva superato. I regimi di mobilità incidono sulle pratiche alimentari più di preoccupazioni d’ordine salutista o edonistico: il connubio auto-cibo influisce su composizione, forma e modalità di consumo dei cibi “rapidi” e semplificati; e i luoghi collocati strategicamente sulle vie ad alto traffico sono un magnifico e proficuo laboratorio di meal & snack solution. Esiste un’ovvia relazione tra stili di vita e consumi alimentari extradomestici. I grandi fruitori dell’alimentazione fuori casa si dichiarano apprezzabilmente più fiduciosi in se stessi rispetto alla media; capaci di gestire gli aspetti conflittuali della vita; consci di appartenere al nucleo portante della società italiana impegnato nel lavoro, nella ricerca e nello studio. Sono individui generalmente attenti alle novità in ogni campo (musicale, estetico, tecnologico) e decisamente aperti al cambiamento, non ultimo quello gastronomico. Per loro, mangiare fuori casa significa essere inclini a conoscere gli altri, ad esibirsi, recitare, assistere alle recite altrui, adattarsi a convenzioni vecchie e nuove, infrangerne altre: “mangiare bene” diventa secondario, importante è allinearsi con i valori più epidermici ed edonistici della cultura popolare contemporanea.


Nel settore fast-food, infine, di afferma sempre più la tendenza rendere panini e sandwich sempre più buoni e salutari, tanto che questo tipo di cibo “spezzettato” o “a porzioni” tende oramai a sostituire le preparazioni classiche del menù italico. L’arricchimento degli ingredienti di sandwich, tramezzini, panini, roll e di tutta l’ampia gamma dei panificati farciti è alla base di una tendenza che non si limita a nuove invenzioni del gusto, ma offre anche composizioni bilanciate di apporti nutritivi. Nel frattempo si diffondono le varianti del panino/sandwich ottenute con prodotti biologici e ricchi di fibre. Ciò consente in prospettiva di superare i residui preconcetti relativi alla sua potenziale insalubrità. Il miglioramento oggettivo e percepito degli snack si lega alla scelta accurata dei suoi ingredienti tale da garantirgli una superiore freschezza rispetto ad altri alimentari confezionati ed un minor contenuto di agenti conservanti e stabilizzanti.


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