21 marzo: sesta giornata del dormiresano.

Medicina - Attualità



Difficoltà di concentrazione e di memoria al risveglio, tensione, irritazione e altri disturbi dell´umore: per oltre 12 milioni di italiani sono tutte conseguenze della carenza e della cattiva qualità del sonno.


Non solo, l’insonnia influenza in modo determinante il sistema ormonale, immunitario e neurovegetativo. Infatti, un sonno ridotto per tempo globale o disturbato da risvegli, non consente di ripristinare i valori normali di diversi neurotrasmettitori ed ormoni. A livello clinico questo si riflette nella difficoltà a ristabilire durante la notte, i livelli di pressione arteriosa o il “riposo” mentale. Diversi studi dimostrano che in caso di insonnia aumenta di tre volte il rischio di infarto e di quattro volte il rischio che una depressione che era stata ben curata, si rimanifesti.


“Eppure, l’insonnia resta ancora un disturbo sotto diagnosticato, la terapia è applicata poco e male e i pazienti spesso autogestiscono il trattamento. In effetti, solo il 16 per cento degli insonni è curato, il 56 per cento non si cura affatto, il 40.5 per cento rifiuta le cure e il 7.3 per cento ricorre ancora al fai da te” dichiara il Prof. Mario Giovanni Terzano (Coordinatore Progetto Morfeo Dormiresano e Professore Ordinario di Neurologia presso il Centro di Medicina del Sonno dell’Università degli Studi di Parma).


“Vi è un´evidente correlazione tra disturbi del sonno e malattie psichiatriche come la depressione, ma non vi sono linee guida per gestire tale correlazione”, sottolinea il Prof. Luigi Ferini-Strambi (Presidente AIMS e Professore Associato Università Vita e Salute - Responsabile del Centro per i Disturbi del Sonno - S. Raffaele di Milano). “Per questa ragione, è stata condotta su oltre 1.300 psichiatri italiani, la prima indagine per conoscere le modalità di gestione del disturbo del sonno in concomitanza di malattie psichiatriche” .


I risultati preliminari hanno evidenziato che per il 45.5 per cento degli psichiatri italiani l´insonnia è il più rilevante sintomo prodromico della depressione e che per il 28 per cento è anche il sintomo che permane più spesso dopo il miglioramento della depressione. Per questo motivo, per il 28,6 per cento degli psichiatri, la strategia terapeutica più efficace nelle prime settimane di trattamento di un paziente depresso con disturbi del sonno consiste nell´associare all´antidepressivo, un farmaco ipnoinducente e di preferenza non benzodiazepinico.


Proprio i risultati della survey consentiranno agli esperti della SOPSI e dell’AIMS di redigere una Consensus per ottimizzare la gestione diagnostica e terapeutica dei disturbi del sonno del paziente psichiatrico. I disturbi del sonno non vanno trascurati perché possono comportare gravi ripercussioni sulla salute influenzando anche la prognosi delle malattie concomitanti cardiovascolari.


Gli Studi Morfeo hanno dimostrano che il 67.1 per cento degli insonni ha disturbi cardiovascolari (tre volte rispetto ai non insonni).


Per trovare soluzioni cliniche moderne ai rischi legati all’insonnia in concomitanza di patologie psichiatriche e cardiache, sono in fase di progettazione delle nuove esperienze sperimentali, che andranno a valutare aree ancora inesplorate, verificando se una corretta cura dell’insonnia possa nel paziente iperteso migliorare anche i parametri dell’ipertensione e, nel paziente depresso, il rischio di manifestare nuovamente la depressione dopo che questa era stata ben curata.


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