Medicina - Attualità



L’alta mortalità neonatale nel Sud Italia, gli incidenti, la salute mentale, il sovrappeso e l’obesità: sono queste le principali criticità per la salute di bambini e adolescenti in Italia, insieme alle persistenti diseguaglianze e carenze del sistema informativo sanitario.



Questo è quanto emerge dal Rapporto La salute del bambino in Italia: problemi e priorità, realizzato dall’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Burlo Garofolo di Trieste, uno dei tre IRCCS pediatrici italiani, in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri e il Centro per la Salute del Bambino-Onlus. Il Rapporto fornisce un quadro d’insieme dello stato di salute dei bambini e degli adolescenti, condensando tutte le informazioni disponibili raccolte grazie a ricerche sul campo e dal confronto tra database nazionali e internazionali.



Tra le aree che richiederebbero un tempestivo intervento vi sono, soprattutto nelle regioni del Sud Italia, le cure perinatali, gli incidenti nei ragazzi e nei giovani adulti, la salute mentale, il sovrappeso e l’obesità. Anche per quanto riguarda la mortalità neonatale persistono differenze notevoli tra le regioni italiane: nel Nord Italia, infatti, solo il 2,5 per mille dei neonati muore tra il primo e il ventottesimo giorno di vita; la percentuale nel Centro sale al 2,9 per mille e giunge al 4,3 per mille nel Sud. Giorgio Tamburini, dell’I.R.C.C.S. sottolinea che “i dati mostrano come le regioni del Sud Italia evidenzino livelli di mortalità perinatale e neonatale tra i più alti di tutta l’Unione Europea, compresi i Paesi di recente annessione: Slovenia, Ungheria, Repubbliche Ceca e Slovacchia mostrano, infatti, a oggi indicatori migliori delle regioni meridionali italiane, pur in presenza di livelli socioeconomici meno favorevoli”.



“Le differenze tra Nord e Sud”, secondo Giancarlo Biasini, Presidente del Centro per la Salute del Bambino-Onlus, “rendono più evidente la necessità di attuare una regionalizzazione dei livelli di assistenza perinatale, con la razionalizzazione dei punti nascita, l’individuazione dei centri di riferimento per il trasporto sia delle donne gravide a rischio, sia dei neonati patologici. Tra gli elementi critici evidenziati dal Rapporto, anche le differenti modalità di approccio al parto, che nel Sud Italia vede un elevato numero di cesarei, che raggiungono, ad esempio in Campania, anche il 50 per cento dei casi”.



Anche il settore della salute mentale si rivela una della aree di maggior rilievo. I dati a disposizione indicano che circa il 17 per cento della popolazione in età pediatrica (inferiore ai 18 anni) soffre di disturbi mentali: dell’apprendimento, del comportamento, disturbi pervasivi dello sviluppo, depressione, bulimia e anoressia.



Da non dimenticare, infine, il problema del soprappeso e dell’obesità dei bambini italiani, oggi di grande attualità, dato che lo standard per la misurazione di tali problematiche è stato adottato solo recentemente. I primi studi effettuati in Italia, utilizzando il body mass index proposto nel 2004, evidenziano che il 36 per cento dei bambini italiani di 9 anni risulta in sovrappeso, di cui il 12 percento è decisamente obeso. Anche in questo settore, persistono differenze tra il Nord e il Sud, con un numero più elevato di obesi al Sud; il dato italiano è ben superiore, poi, al dato europeo.



Il Rapporto evidenzia alcuni indici che permettono di paragonare la situazione sanitaria dell’infanzia in Italia e in Europa: dal confronto emerge che il nostro Paese si trova in posizione più favorevole per quanto concerne il numero di gravidanze in adolescenti e il suicidio, mentre evidenzia dati peggiori alla media europea sul fronte della mortalità neonatale, dell’obesità, dell’incidenza del morbillo e della mortalità per cause violente nei giovani adulti (fino a 24 anni).



“Il Rapporto”, precisa Tamburini, “intende stimolare pubblici amministratori a maggiori e più puntuali investimenti nella salute di bambini e adolescenti, anche tenendo conto che è nelle prime età della vita che si determinano gran parte degli esiti sanitari nelle età successive, cosa che le evidenze epidemiologiche sottolineano con sempre maggiore forza.”




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