A copenhagen!

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A dicembre infatti la capitale della Danimarca ospiterà una Conferenza Onu sul clima, in cui associazioni ambientaliste e organizzazioni internazionali sperano di vedere progressi concreti nella lotta al cambiamento climatico. Per questo le Nazioni Unite hanno lanciato una petizione online per chiedere che sia firmato un accordo decisivo sulla riduzione delle emissioni nei prossimi anni (http://www.sealthedeal2009.org/). Il tempo utile per fare qualcosa si riduce, mentre l´incidenza mondiale di alluvioni, tempeste e siccità aumenta.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha visitato di persona i ghiacci dell´Artico nell´estremo nord della Norvegia e ha detto di essere allarmato e sorpreso per aver trovato i ghiacciai in uno stato così grave: ricordiamo che lo scioglimento dei ghiacci, oltre a causare un sempre maggiore cambiamento climatico, potrebbe anche portare anche ad altre gravi conseguenze, come il rilascio di metano dai fondali oceanici. Il metano, come l´anidride carbonica immessa dall´uomo nell´atmosfera bruciando petrolio e derivati, è un gas serra e contribuirà all´aumento delle temperature con effetti disastrosi sulla vita del pianeta.


Ban Ki-Moon ha invitato tutti i cittadini del mondo ad utilizzare la Settimana globale del clima, in programma tra il 21 e il 25 settembre, per esortare i propri capi di stato a firmare un accordo efficace e ambizioso sul cambiamento climatico, che può realizzarsi solo con una forte pressione dell´opinione pubblica da tutto il mondo.

Secondo Achim Steiner, Sottosegretario Generale e Direttore Esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l´Ambiente (UNEP), Un accordo scientificamente credibile può favorire il processo di transizione verso un´economia verde caratterizzata da basse emissioni di carbonio e da un uso efficiente delle risorse, condizioni indispensabili per un pianeta di sei miliardi di persone destinato a superare i nove miliardi nel 2050. In quanto tale, quello di Copenhagen potrebbe rappresentare forse il pacchetto di stimoli più grande e significativo del 2009 e oltre.


Il principale nodo politico è che le nazioni in via di sviluppo, come Cina, India e molte altre non intendono pagare i costi di un inquinamento creato principalmente dall´occidente negli ultimi due secoli. L´Africa inoltre chiede aiuti economici per affrontare le alluvioni e le siccità, conseguenze dirette del riscaldamento climatico, che stanno colpendo soprattutto le zone calde del pianeta. Un piano efficace per la riduzione delle emissioni sarà possibile solo se si trova un compromesso.

Un’idea per fare qualcosa da subito? Aderire alla campagna Meat Free Monday (lunedì senza carne) lanciata in giugno dall’ex beatle Paul McCartney insieme alle figlie Stella e Mary con l’invito a rinunciare alla carne almeno un giorno alla settimana per combattere l´effetto serra e salvare il pianeta: secondo un rapporto delle Nazioni Unite, infatti, l´industria della carne ha un impatto significativo sugli ecosistemi perché nonostante generi soltanto l´1,4% del Pil globale, è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra.

A sostegno di McCartney e del suo gruppo, oltre a molti esponenti del mondo dello spettacolo, anche alcuni degli chef più rinomati di Londra, da Oliver Peyton a Giorgio Locatelli, da Skye Gyngell a Arthur Potts Dawson, che d’ora in poi presenteranno particolari menu vegetariani nei loro ristoranti.







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