A milano le immagini dei senzaterra

Cultura - Arte



Senza casa, senza patria, senza beni, senza radici, senza un futuro. Sono i diseredati in terra, quei popoli in fuga dai luoghi dove sono nati per approdare in terre straniere, a caccia di lavori, che se si ha la fortuna di trovare, sono degradanti e sottopagati. A questa gente disperata è dedicata la grande mostra del fotografo brasiliano, o meglio foto-giornalista come lui stesso ama definirsi, Sebastião Salgado In cammino, che dopo essere stata visitata a Roma da 45 mila persona, approda adesso a Milano, dove vi resterà sino al 7 gennaio. Una mostra che fa riflettere.

La mostra, presentata dal Comune di Milano e dall´Agenzia Contrasto, racconta il drammatico movimento dei popoli nei cinque continenti sulle strade delle migrazioni attraverso le immagini in un bianco e nero ricco di contrasti e di grande effetto, raccolte in sette anni di lavoro da quello che è considerato uno dei maggiori fotografi viventi. Curata da Lélia Wanick Salgado, la mostra testimonia la dimensione di massa di questo fatto cruciale del nostro tempo e restituisce la condizione umana dell´individuo, emigrante per scelta o per necessità.

Dal 1993, Sebastião Salgado con l´agenzia Amazonas ha seguito un progetto di indagine fotografica su quella che si può definire la grande saga di questi anni: le migrazioni di massa. Attraverso più di trentacinque paesi, il fotografo brasiliano, che si definisce lui stesso un emigrante (abita a Parigi e passa per lavoro la maggiorparte del suo tempo all´estero), ha documentato l´epopea di centinaia di milioni di persone che spezzano i legami con le loro radici, opponendosi a una stabilità a volte millenaria. E´ una storia che turba perché pochi esseri umani si sradicano per scelta. Molti migranti del Terzo Mondo - messicani, marocchini, vietnamiti, russi - si dirigono verso le città con mete ambiziose come gli Stati Uniti e l´Europa; per loro il sogno di una vita migliore è duro a morire. Al contrario, i rifugiati diventano tali contro la propria volontà. Le guerre hanno sradicato i kurdi, gli afgani, i bosniaci, i serbi e i kosovari e, come i palestinesi che hanno passato decenni nei campi dei rifugiati, sognano spesso di far ritorno a casa. Per qualcuno di loro, comunque, la frattura con il passato è definitiva: da rifugiati diventano esuli, e da esuli anche loro diventano emigrati.

La mostra In cammino è esposta all´Arengario di Palazzo Reale sino al 7 gennaio 2001 (orario: 9,30-18,30; giovedì orario prolungato fino alle 22,30; lunedì chiuso) mentre la sezione Ritratti di bambini in cammino è allestita all´Istituto Martinitt-Stelline, in via Pitteri, 56 (orario: 9,30-18,30). E per approfondire il tema, in occasione della mostra, si terrà il convegno internazionale Migrazioni. Scenari per il XXI secolo in programma al Piccolo teatro di Milano dal 23 al 24 novembre 2000. Informazioni e prenotazioni: 02/54917.



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