A trento una mostra per raccontare la magica storia dell’arte e della danza.

Cultura - Arte



Al Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, una mostra racconta la nascita della danza come espressione artistica d’avanguardia, analizzando le sue relazioni con le arti visive del Novecento. La Danza delle Avanguardie. Dipinti, scene e costumi: da Degas a Picasso, da Matisse a Keith Haring è in programma dal 17 dicembre 2005 al 7 maggio 2006.


Le curatrici della mostra, Gabriella Belli e Elisa Guzzo Vaccarino, hanno voluto evidenziare i grandi cambiamenti avvenuti nel teatro di danza e nella ricerca artistica nel corso di oltre un secolo. I più importanti artisti dell’epoca in esame si trasformano negli scenografi più innovativi, trasferendo sul palcoscenico le loro nuove valenze creative. Per il teatro, la collaborazione con le sperimentazioni delle avanguardie storiche è stata importante e feconda. Il rapporto tra le arti visive e plastiche da un lato e il balletto dall’ altro, si è svolto su un doppio binario espressivo: pittori, stilisti, architetti sono intervenuti direttamente all’interno della rappresentazione scenica.


La mostra si apre con una sala dedicata agli artisti di fine Ottocento che dipingono il teatro e il suo mondo. Edgar Degas e Federico Zandomeneghi rappresentano i momenti più salienti della vita del palcoscenico: le quinte, le prove e il proscenio, mostrando il volto umano e sociale del balletto parigino fin de siécle. Henri Toulouse-Lautrec, Jules Chéret e Giovanni Boldini, negli stessi anni, entrano in questo mondo, condividendo le vicende dei loro protagonisti; un coinvolgimento che anticipa la sensibilità delle avanguardie del Novecento, particolarmente attente alla rappresentazione del movimento e del dinamismo. Nei primi anni del secolo scorso gli artisti non si limitano più a rappresentare il teatro ma salgono direttamente sul palcoscenico, realizzando scenografie e costumi, cercando nuovi linguaggi per la coreografia, la musica e il teatro. Il palcoscenico si trasforma in un grande laboratorio nel quale sperimentare le più audaci soluzioni del linguaggio artistico. Non esiste alcun movimento d’avanguardia, entro la fine degli anni Venti del Novecento, che non contribuisca all’innovazione della scena, in sintonia con la trasformazione della visione e della teoria e pratica del balletto e della danza.


Saranno pioniere di questa rivoluzione teatrale le protagoniste della modern dance americana, Isadora Duncan e Loïe Fuller, muse ispiratrici di disegnatori, fotografi e scultori, come prima di loro le ballerine del varietà, della danza di sala e di intrattenimento, avevano ispirato Toulouse-Lautrec, Bourdelle, Severini. Non c’è dubbio che il grande innovatore è stato però Sergei Diaghilev, l’impresario dei Ballets Russes. Arrivato a Parigi nel 1908, rivoluziona l’idea del balletto e della scena con la lungimiranza di chi da subito aveva capito che nel nuovo secolo nulla del passato si doveva salvare, lanciandosi così alla scoperta di nuove frontiere artistiche e nuovi talenti. Con un’inedita alchimia di esotismo, folklore russo e linguaggi dell’avanguardia, Diaghilev mette in subbuglio le platee dei teatri di Parigi, Londra, Montecarlo, New York e Buenos Aires. Tra il 1909 e il 1929 rompe con la tradizione del balletto a serata intera e invita Matisse, Picasso, Bakst, Goncharova, Larionov a realizzare le scene e i costumi di balletti brevi, d’autore, per la sua compagnia parigina. Chiama a sé anche i protagonisti del Futurismo: Balla, Prampolini e Depero.


Alla celebre figura di Diaghilev si contrappone quella di Rolf de Maré, impresario dei “rivali” Ballets Suedois, attivi a Parigi tra il 1920 e il 1925, coi quali collaborano, oltre ad artisti già presenti nei Balletti Russi, come Jean Cocteau, anche Fernand Léger (La Création du monde) e Giorgio de Chirico (La Jarre).
In questi stessi anni, nel clima di straordinario rinnovamento dell’arte russa che segue la rivoluzione d’ottobre, alcuni dei maggiori artisti, rimasti in patria, focalizzano gran parte della loro attività nella sperimentazione teatrale, che diventa il luogo di proposte fortemente innovatrici: futurismo, suprematismo e costruttivismo trovano nel teatro il loro banco di prova con Alexandra Exter, El Lissitsky, Kasimir Malevich e Vladimir Tatlin.


Nell’ambito della Bauhaus primeggia la figura e il lavoro di ricerca di Oskar Schlemmer a cui la mostra dedica una importante sezione. Faro di una battaglia radicale contro l’estetica conformista del teatro, a lui si deve una delle più folgoranti pagine della storia artistica e culturale dell’Europa degli anni venti.


L’ultimo capitolo della mostra è riservato allo scenario coreografico della seconda metà del Novecento. Qui sono documentati i sodalizi di Joan Miró con Serge Lifar e Léonide Massine, le opere realizzate negli anni Quaranta da Isamu Noguchi per Martha Graham, la grande protagonista della nuova danza americana, e le combine paintings di Robert Rauschenberg che diventano scenografia per Merce Cunningham. A seguire il visitatore potrà soffermarsi su alcuni lavori di Lucio Fontana, di Keith Haring, sulle scenografie di David Salle e Jeff Koons per Karole Armitage, i bozzetti di scena di Giulio Paolini, il video di Grazia Toderi per Il fiore delle Mille e una notte di Virgilio Sieni e tanti altri.


Tag:


Presente in:

Cultura - Arte

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)