A venezia va in scena l´architettura mondiale

Cultura - Arte



Torna, inaugurato l´8 settembre scorso, l´appuntamento con la più grande mostra internazionale di architettura, giunta alla sua ottava edizione ed aperta al pubblico presso la Biennale di Venezia fino al 3 novembre. La manifestazione, dal significativo titolo Next, racconterà quali saranno gli sviluppi dell´architettura nel prossimo futuro, mostrando cosa e come sarà costruito.


A differenza dell´ultima edizione che, curata da Massimiliano Fuksas, utilizzava rappresentazioni fantastiche e virtuali per presentare l´architettura come parte integrante del mondo dell´arte, quest´anno la Biennale punta i riflettori sulle qualità delle forme e dei materiali dell´architettura costruita. Personalità provenienti da tutto il mondo esplorano nuove strade, cercano di fondere la scoperta di materiali inediti con quella di nuove tecniche costruttive, per consegnare ai loro edifici nuove qualità tattili e visive. Sono presenti in mostra molte di queste sperimentazioni, dal lavoro con l´alluminio e il vetrocemento del giapponese Toyo Ito, agli eleganti materiali di rivestimento usati da Herzog e de Meuron attraverso il disegno digitale. Le scelte espositive sono state affidatequest´anno a Deyan Sudjic, londinese di nascita, direttore della rivista Domus e critico di architettura su The Observer, che ha selezionato centodieci progetti a cui spetta il compito di rappresentare quasi novanta architetti.


Next si snoda lungo i grandi spazi dell´Arsenale, in un affascinante percorso in cui il passato dei luoghi dialoga con il futuro delle nuove costruzioni, rappresentate da grandi e piccoli modelli e dalle immagini fotografiche. I progetti, mai presentati prima d´ora, sono suddivisi in dieci sezioni, ognuna delle quali dedicata a una particolare tipologia di costruzione o tema architettonico: musei, grattacieli, spazi per il lavoro, quartieri e case da abitazione, edifici pubblici e religiosi, trasporti, tempo libero, luoghi del commercio, spazi dell´istruzione, piani urbanistici.


Un?architettura vera, come la definisce Sudjic, che non deve avere paura di parlare, anche in maniera seria, approfondita, di se stessa. Ma deve farlo con un linguaggio accessibile a tutti. Il linguaggio di progetti concreti, quelli scelti per la Biennale, già approvati e in fase di realizzazione; le opere più interessanti tra quelle che si stanno construendo in ogni parte del mondo. Come il museo diocesano di Colonia, progettato dall´architetto svizzero Peter Zumthor, che per la mostra ha realizzato un enorme modello in cemento di sei tonnellate, trasportato a Venezia perchè i visitatori possano visitarlo, o l´imponente parete di vetro di Tadao Ando per la Fondazione Pinault a Parigi, che taglia in diagonale la navata dell´Arsenale. E poi c´è la sezione dedicata ai grattacieli, che riunirà otto progetti spettacolari, tra cui quello di Jean Nouvel per la Torre Agbar di Barcellona, di Renzo Piano per la nuova sede del New york Times e di Norman Foster per la Swiss Re di Londra. Uno spazio speciale è stato dedicato alla ricostruzione a Ground Zero: vi è presentato il progetto dello studio Skidmore, Owings & Merril, commissionato dalla compagnia immobiliare proprietaria del terreno su cui sorgevano le due torri.


Venezia offre quindi un´opportunità unica per esplorare le forme che assumerà l´architettura di tutto il mondo nei prossimi dieci anni. Un´architettura che, come testimonia questa edizione della Biennale, è in ottima forma e pronta a stupire con la sua bellezza decisamente monumentale.



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