Adozioni internazionali: i nuovi percorsi

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Adottare un bambino straniero è un percorso lungo e faticoso. Che deve scontrarsi con una burocrazia spesso farraginosa e tempi di attesa estenuanti. Senza dimenticare i costi, spesso altissimi, che si devono affrontare. Insomma, quando si comincia la trafila è spesso difficile per i genitori adottivi capire se e quando si arriverà alla fine e quanto si pagherà. Cosa che ha portato, in passato, molti a scegliere la strada del fai-da-tè (oggi vietata). Ma qualche novità nel settore potrebbe servire a fare chiarezza su un tema spesso dibattuto.




Le adozioni di bambini stranieri in Italia sono gestite e tutelate dalla Commissione per le adozioni internazionali, un nuovo organismo centrale che ha sede presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e garantisce che le adozioni avvengano nel rispetto dei principi stabiliti nel 1993 dalla Convenzione de l’Aja per la tutela dei minori. La Commissione, a sua volta, ha delegato 65 enti regionali autorizzati, per l’intermediazione e l’organizzazione delle pratiche necessarie nelle adozioni. E’ a loro che bisogna rivolgersi per adottare un bambino.




Questa organizzazione statale è stata resa necessaria dopo il forte aumento nelle richieste di adozioni in Italia negli ultimi anni. Basti pensare che nel 1983 i bambini adottati furono meno di 300, mentre nel 2002 sono stati ben 2.224, a fronte di circa 14 mila richieste presentate ai Tribunali per i minori. Il paese da dove provengono più bambini è stata l’Ucraina (684 ovvero il 22,5 per cento), nonostante da giugno dello scorso anno siano state bloccate le adozioni (riprese dal 20 marzo), seguita da Bulgaria (218) e Colombia (205).



Uno degli scogli maggiori cui andavano incontro i futuri genitori adottivi è sempre stato quello dei costi. Il 31 marzo scorso, però, la Commissione per le adozioni internazionali ha finalmente ultimato le tabelle che fissano le cifre massime previste paese per paese. Qualche esempio: adottare un piccolo brasiliano costa 6.570 euro, un vietnamita 8.015. Il paese più caro in assoluto è l’Honduras con 9.200 euro, seguito dalla Colombia (8.015 euro) il più a buon mercato il Marocco (3.500 euro). A queste cifre vanno aggiunte quelle dei servizi aggiuntivi erogati dagli enti autorizzati: si va dalla fascia “A” (servizi base) che costa 1.360 euro a quella “C” che prevede anche servizi psicologici (4.858 euro).




L’ultima novità in tema di adozioni arriva dal versante dei diritti dei genitori. La Corte Costituzionale, con una sentenza del 26 marzo scorso, ha esteso infatti il diritto al riposo giornaliero anche ai genitori adottivi nel primo anno di affidamento del bambino, indipendentemente dall’età. Un passo importante verso l´effettiva uguaglianza fra genitori naturali e adottivi.



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