Alcolismo: l’incubo in un bicchiere

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E’ la peggiore delle droghe e la più abusata. In Italia i “dipendenti” sono oltre un milione, anche se è difficile fare delle stime esatte, e le vittime ogni anno – dirette o indirette - sono 40 mila. L’ultimo allarme sull’alcolismo arriva dall’Osservatorio sull’alcol dell’Istituto Superiore di Sanità. Con cifre, ricavare dai dati Istat, da far rabbrividire. Trentasette milioni di consumatori abituali (21 milioni gli uomini, 16 milioni le donne), l’8 per cento dei quali (tre milioni di persone) bevono quantità superiori ai livelli cosiddetti “adeguati”, cioè a minor rischio per la salute, che sono un bicchiere di vino e mezzo per le donne, quattro per gli uomini.




Cifre in aumento, soprattutto tra i consumatori occasionali e quelli “fuori pasto”. Ma in particolare tra i giovani: superati i 15 anni, l’80 per cento degli italiani (vale a dire 39,5 milioni di persone) beve alcolici almeno una volta ogni tre mesi, il 65 per cento (32,1 milioni) lo fa una volta alla settimana, mentre il 15 per cento (7,4 milioni) beve solo ogni tanto. In compenso, secondo dati molto recenti divulgati dall’”Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol”, è diminuito il consumo pro capite: dai 9,1 litri a testa del 1991 si è passati ai 7,5 litri del 2000.




I problemi maggiori si hanno comunque quando l’alcol diventa una droga di cui non si può fare a meno. Che ottenebra la mente e manda in tilt i rapporti familiari (sono in crescita anche i casi di violenza domestica associati all’abuso di alcol) e sociali. Una condizione di schiavitù che i terapeuti Maurizio Pasquazzi e Anna Virdis, descrivono nel loro ultimo libro “Alcol, amore mio” come “comune ai bevitori smodati, la cui dipendenza ha raggiunto livelli tali da evidenziare disturbi mentali oppure incidere sulla salute fisica e psichica, i rapporti interpersonali e l’attività sociale ed economica. Hanno perciò bisogno di cure”.



Eppure del milione di alcol-dipendenti stimati, appena 32.097 persone (in media tra i 40 e i 49 anni, più di due terzi maschi) hanno deciso di affidarsi in cura presso i 334 servizi di alcologia pubblici. In media il 60-70 per cento dei pazienti che entrano in trattamento guariscono. Le ricadute sono nell’ordine del 20 per cento, ma solo il 5 per cento è definito grave. “Il recupero – spiega Valentino Patussi del centro universitario di alcologia di Firenze – è più facile se c’è il sostegno dei familiari. Dopo il colloquio viene impostato un programma di trattamento. In genere si comincia con un ciclo di disintossicazione a base di farmaci che mimano l’effetto dell’alcol e permette di contenere le crisi di astinenza”.



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