Allarme dalla francia: alle giovani donne manca una cultura culinaria

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Preparare pranzetti luculliani non è certo la massima aspirazione delle giovani donne francesi. A dichiararlo sul quotidiano Le Monde qualche giorno fa, sono stati alcuni esperti di comportamento alimentare, secondo i quali le ragazze impegnate sul lavoro e quelle residenti nelle grandi metropoli, sono vittime di una vera e propria “crisi da rigetto dei fornelli”.



Nell’ultimo biennio il tempo dedicato alla preparazione dei pasti settimanali è sceso in Francia da 42 a 36 minuti, mentre le famiglie che si fanno recapitare la pizza a domicilio hanno raggiunto la quota del 9 per cento (dal 5 per cento precedente). A non amare la cucina, vissuta solamente come un obbligo, sono soprattutto gli abitanti del Nord-est del Paese, dove i tassi di obesità raggiungono i picchi più alti.




A discapito della buona cucina tradizionale, si fanno strada i piatti pronti, un tempo prerogativa del mondo anglosassone. E l’industria alimentare risponde alle esigenze delle donne di oggi, aiutandole a semplificare al massimo la preparazione del pasto con cibi praticissimi, confezionati insieme al piatto e persino alle posate per consumarli, oppure con preparazioni d’alta cucina, destinate a chi non ha tempo ma non sa neppure rinunciare al gusto.




Ma i “pronti in tavola” hanno ormai conquistato anche il palato di noi italiani, che ben ci destreggiamo tra orecchiette alla pugliese, cacciucco, gnocchi alla sorrentina, minestrone contadino, seppioline alla saracena. Oppure paella, riso pilaf e couscous, per gustare sapori esotici senza muoverci da casa. E il target dei consumatori di surgelati e piatti lampo è medio-alto e comprende imprenditori, manager, politici, come conferma la ricerca sulla Crescita dei consumi di surgelati in Italia, commissionata nel 2002 ad Astra Demoskopea dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati.




Oltre 2000 interviste “face to face”, suddivise in 160 comuni italiani e proposte ad un campione rappresentativo della popolazione tra i14 e i 79 anni, hanno dimostrato che i surgelati sono ormai entrati a far parte dell’orizzonte di esperienza dei nostri connazionali. Ben il 94 per cento degli adulti dichiara di conoscerli, mentre solo un italiano su sette non consuma mai alimenti surgelati. Il dato più straordinario riguarda però l’uso di surgelati per preparare i pasti per sé o per altri. Fenomeno che coinvolge il 55 per cento dei 14 - l9enni, in un Paese in cui oggi non più del 24 per cento degli adulti prepara quotidianamente da mangiare per sé e/o per i familiari. Questo dato si concentra nelle fasce d’età tra i 35 ed i 64 anni.




A favorire il sempre maggior gradimento mostrato dagli italiani nei confronti degli alimenti surgelati è stato l’ampliamento e la straordinaria qualificazione dell’offerta. La vera novità, che evidenzia per molti aspetti i tratti di una vera e propria rivoluzione nell’alimentazione, è stata determinata dai piatti pronti, più consumati della media dai 25 -54enni, al nord, nella provincia ricca e nelle città maggiori; nelle classi medie e medio - alte; nelle famiglie di 1-3 componenti; tra i lettori di quotidiani ed i diplomati/laureati e infine tra i soggetti che fanno tendenza nei loro ambiti di attività. Il profilo del consumatore tipo è quello dell’edonista estroverso, positivo, soddisfatto della propria situazione e senza alcuna tendenza al sacrificio. Gente che a volte va di fretta, ma più spesso consuma tutti i pasti seduta e di tre o quattro portate. Un consumatore che in futuro diventerà sempre più numeroso fino ad arrivare nei prossimi anni alla cifra di 14 milioni di italiani.



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