Allattamento: la migliore protezione per mamma e bambino

Medicina - Mamme



Allattare al seno fa bene. Alla mamma, che in questo modo previene alcune malattie, e al bambino, che con il latte materno cresce più intelligente. I pediatri raccomandano alle neomamma di prolungare l’allattamento almeno fino ai sei mesi di età del neonato ed hanno ragione: il latte materno è un alimento incredibilmente completo, capace persino di modificarsi per adattarsi alle esigenze di crescita di ciascun bambino. È diverso quello prodotto per un figlio nato prematuro da quello destinato ad un bambino venuto alla luce dove i nove mesi, così come nella stessa donna il latte cambia di giorno in giorno e di ora in ora nella composizione e nel sapore, che dipende dalla dieta della madre.



L’allattamento al seno protegge il bambino dall’insorgere di malattie quali il diabete giovanile, l’otite e l’obesità, potenzia le facoltà visive e previene le allergie alimentari nella prima infanzia. Ma soprattutto favorisce lo sviluppo del quoziente intellettivo: un recente studio condotto negli USA dal National Institute of Child Health and Human Development ha valutato gli effetti dell’allattamento al seno sullo sviluppo fisico ed intellettivo dei bambini. I ricercatori hanno preso in esame 220 neonati di peso normale e 229 sottopeso, visitandoli al momento della nascita, dopo sei settimane e dopo tre, sei, nove e tredici mesi. A tredici mesi i piccoli sono stati sottoposti ad esami che ne verificassero lo sviluppo motorio e cognitivo, mentre, raggiunti i cinque anni, hanno affrontato un test per valutarne il livello cognitivo. I rilutati hanno permesso di stabilire che il latte materno aveva fatto recuperare il mancato sviluppo ai neonati sottopeso, facendo raggiungere ai bambini allattati al seno un quoziente di undici punti superiore a quello degli altri.



Non è certamente questo il primo studio condotto sui bambini, che dimostra lo stretto rapporto esistente tra allattamento e sviluppo intellettivo. Occorre però considerare che nella prima infanzia l’intelligenza è soggetta ad una certa “instabilità”: in particolare nei bambini e ragazzini di 8, 9 e 15 anni che hanno ricevuto il latte materno, da vari test risultano più sviluppate le abilità matematiche e di lettura rispetto agli altri loro coetanei. Sembra però che gli effetti positivi dell’allattamento si mantengano nel tempo fino all’età adulta. E questa volta le prove vengono da alcune indagini del Copenaghen University Hospital, in Danimarca. Il dottor Erik Lykke Mortesen non ha dubbi a proposito: gli adulti che si mostrano più abili nei test ideati per misurare l’intelligenza sono quelli che hanno assunto latte materno per più tempo. Nello studio, pubblicato sulla rivista Jama, sono stati esaminati due gruppi di persone, uno formato da 973 uomini e donne e l’altro di soli uomini, con 2280 partecipanti: tutti nati tra il mese di ottobre del 1959 e il mese di dicembre del 1961 a Copenaghen. I partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi a seconda del tipo di alimentazione ricevuto. I 2280 uomini del gruppo solo maschile all’età media di 18 anni sono stati sottoposti a test per valutare l’intelligenza e l’abilità intellettuale, così come i membri del gruppo misto all’età di 27 anni circa. I punteggi più alti sono stati raggiunti da chi era stato allattato fino ai 7 o 9 mesi, mentre scendevano man mano che diminuivano i mesi di allattamento. La ricerca non ha per altro escluso altri tredici fattori potenzialmente in grado di influenzare lo sviluppo intellettuale di un bambino, tra cui lo stato sociale e il grado di istruzione dei genitori, la presenza o meno del padre, l’età della madre e l’aumento di peso durante la gravidanza, il fumo della mamma durante l’ultimo trimestre di gravidanza, il numero di gravidanze, l’età gestazionale alla nascita, il peso e la lunghezza del neonato. A questo punto è possibile sostenere la sicura insostituibilità dell’allattamento al seno, ogni volta che questo non sia impedito da reali controindicazioni.




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