Ambiente: quanti sprechi nella civiltà dei consumi.

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Rinunceresti a truccarti per un anno pur di contribuire ad eliminare il problema della fame nel mondo? Messa così sembra una frase ad effetto e forse anche un po’ troppo moralistica. Eppure, cifre alla mano, è quanto avviene oggi nel mondo, con da una parte l’occidente più ricco, Europa e Stati Uniti in testa, dall’altra un terzo mondo sempre più povero. Ed il divario aumenta talmente in fretta che se non si troverà presto qualche soluzione si rischia la “catastrofe ecologica sociale e psicologica del pianeta”.



A lanciare l’allarme è “State of The World 2004” , l’ultima edizione del rapporto annuale realizzato dal gruppo ambientalista Worldwatch Institute (a marzo nelle librerie italiane, edito da Edizioni Ambiente) che per la prima volta dopo 28 anni è interamente dedicato alla “The Consumer Society”, ovvero la società dei consumi, definita “fonte dei mali che affliggono tutti: ricchi e poveri”.



E non a torto vista la mole di dati e cifre a corredo di questa tesi. Basti pensare, ad esempio che il 12% della popolazione mondiale che vive in Nord America ed Europa occidentale, monopolizza il 60% dei consumi privati totali, mentre al 33% degli abitanti del pianeta, residenti nell’Asia del sud e nell’Africa subsahariana, resta solo il 3,2%. Consumi che, per la maggior parte, sono superflui, visto che il rapporto indica in 13 mila dollari la soglia oltre la quale la felicità non cresce più anche se la ricchezza aumenta. Come dimostra anche il caso americano, dove ci sono più automobili che patenti.



Per risolvere molti dei problemi del mondo, ad esempio, basterebbe che i paesi ricchi rinunciassero a qualche lusso. Se americani ed europei spendono ogni anno 18 miliardi di dollari per prodotti di bellezza, 15 miliardi per profumi, 14 per crociere e 11 per i soli gelati (in Europa), solo 19 e 10 miliardi di dollari servirebbero per eliminare rispettivamente la fame e la sete nel mondo. Ma non solo: 1,3 miliardi basterebbero per immunizzare ogni bambino e 5 miliardi per eliminare l’analfabetismo.



Impossibile da realizzarsi? Eppure qualcuno la strada giusta la sta seguendo. E’ il caso di paesi come la Norvegia ed il Giappone dove, spiega il rapporto, il tenore di vita “è tra i più alti del Pianeta, nonostante la politica verde dei rispettivi governi”. Che hanno introdotto, ad esempio, la “tassa ecologica” che penalizza i prodotti che danneggiano l’ambiente o quella che obbliga le aziende a riprendersi gli articoli dismessi per riciclarli. Ma il ruolo cruciale, dice il Worldwatch Institute, spetta ai singoli consumatori, gli unici che possono realmente decidere “come sarà il futuro del pianeta Terra”.


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