Architettura: come avere una “biocasa”.

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Dopo il cibo biologico arriva la biocasa. Ovvero la casa costruita in maniera “ecologica” per ridurre i rischi da smog e quelli elettromagnetici, ad esempio. Quello dell’architettura biologica è un settore nuovo in Italia, ma che conta già moltissimi adepti. E’ stato uno dei temi principali dell’ultima edizione di Sana, la fiera dell’alimentazione naturale, salute e ambiente appena chiusa a Bologna.




Del resto, che nelle nostre case si nascondano pericoli insidiosi è cosa ormai nota. I bio architetti e i bio ingegneri – riuniti nell’Istituto nazionale di bioarchitettura – solitamente distinguono tra inquinamento esterno, provocato dallo smog delle auto di passaggio o dall’elettrosmog causato dalla presenza nelle vicinanze di un traliccio o un ripetitore, ed inquinamento interno. Anche una semplice lampadina da comodino, anche se spenta, emette onde pericolose.




Le soluzioni? Molte, per ogni tipo di problema. Per l’inquinamento esterno esistono, ad esempio, intonaci con fibre di carbonio o anche guaine impermealizzabili in grado di schermare i campi elettromagnetici. Se invece il problema è una strada trafficata sotto casa si può installare un estrattore artificiale di aria, un apparecchio simile ad un impianto d’aria condizionata: grazie ad un filtro speciale è in grado di trattare l’aria sia in entrata che in uscita.



Chi non è disposto a spendere troppo può anche seguire semplici e facili consigli, davvero poco costosi. Le piante, ad esempio, assorbono molti inquinanti, un piccolo ionizzatore può portare in equilibrio gli ioni postivi con quelli negativi ed anche una piccola vaschetta o una fontana con dell’acqua che zampilla può servire a purificare l’ambiente e alleggerire la carica “cattiva”.




Altri pericoli in casa possono venire dai mobili e dai pavimenti. I primi spesso contengono la pericolosa formaldeide, un collante cancerogeno, ed in questo caso andrebbero sostituiti con prodotti a basso rilascio di formaldeide. Per i pavimenti problemi possono derivare sia dai collanti utilizzati che dai tappetini di gommapiuma usati come isolanti sotto ai parquet. Il consiglio, in questi casi, è di utilizzare malte naturali e non colla nella posa dei pavimenti, e di far inchiodare sempre i parquet.




“La buona notizia – spiega Franco Martinelli, presidente dell’Istituto nazionale di bioarchitettura – è che oggi avere una casa biologica non è più un affare costoso e per pochi eletti. Costruire bio non costa più dell’edilizia convenzionale. E con pochi accorgimenti in ogni “vecchio” appartamento si può ridurre fortemente il rischio di inquinamento”.


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