Arriva la prima opera d’arte realizzata con un cocktail.

Cultura - Arte



Da cocktail a colore steso sulla tela. Dal palato ai quadri. È la Drink Art, l’ultima stravaganza ma anche e soprattutto una delle più rivoluzionarie tendenze dell’arte contemporanea, già esplosa nei locali più di tendenza delle capitali del mondo che vede l’artista utilizzare un drink come elemento essenziale per dipingere il proprio quadro. E in Italia la tendenza non poteva che partire da Milano, città simbolo dell’aperitivo, o meglio come lo hanno già definito gli esperti dello Scapigliativo il nuovo modo di fare l’aperitivo emblema dei New-Bohèmien, la generazione/tribù con forti ideali artistici che riscopre il valore della creatività, dell’individualità e dell’affermazione del proprio modo di essere.


L’artista Paola Fiorido, già nota per la sua partecipazione al Moka di Los Angeles, friulana di nascita, milanese d’adozione, in una performance coinvolgente, reinterpreta uno tra i suoi più celebri quadri, Duce Rosso, utilizzando, per la prima volta, un cocktail a base di Zucca come un vero e proprio colore. Non solo, le stesse bottiglie dello storico marchio milanese saranno utilizzate come delle vere e proprie tele. La performance stasera giovedì 9 novembre presso il Covo di Jerry che, per una serata, si trasforma nell’atelier-laboratorio dell’eclettica artista. Una sorta di art-reality, in cui il locale diventa un momento di incontro per confrontarsi intorno ad un’opera d’arte in evoluzione in cui gli stessi elementi dell’aperitivo diventano materia di sperimentazione e trasgressione.


Ecco che un drink, oltre ad essere parte della materia pittorica diventa esso stesso un mezzo attraverso il quale la pittrice esprime la propria filosofia realistica, concettuale, dall’anima noir. Ma è anche il desiderio di liberarsi dalle convenzioni e dagli schemi, di affermare la propria individualità.


“Le mie opere sono polemiche verso una società contestata”, afferma Paola Fiorido. “Io mi sento vittima di questa società. Anche se assumo dei comportamenti che possono sembrare provocatori, in realtà sono io stessa ad essere provocata da tutto ciò che mi circonda. La mia pittura è iper-realistica e concettuale, cioè significa che tutti i quadri che faccio esprimono dei concetti sociologici, filosofici e di denuncia. Ecco che il mondo effimero dell’happy hour con tutte le sue contraddizioni, emblema di un modo di affrontare il tempo libero in maniera industrializzata, è quello che ha ispirato questo mia nuova opera”.


Lo Scapigliativo, fulcro della “rivoluzione” degli Scapigliati del terzo millennio, si fa portavoce dell’inversione di tendenza che stravolge le regole dell’aperitivo, soppiantando nei locali delle principali città la moda del “drink rinforzato” con il trasgressivo “Fuori di Zucca”. L’aperitivo così torna ad essere più leggero, con cocktail che riscoprono ingredienti decisamente più retrò come il rabarbaro e il Vanil, che ben si sposano con raffinati finger-food, creativi, sfiziosi e colorati piatti che vanno gustati, abbandonando forchette e coltelli, esclusivamente con le dita.


Ultima espressione di un mondo sempre alla ricerca di un linguaggio innovativo, volutamente provocatorio e rivoluzionario, che sembra essere la naturale conseguenza di ciò che illustri predecessori, da Daniel Spoerri a Joseph Beuys a Piero Manzoni, già dagli anni Settanta hanno fatto con la Eat Art realizzando installazioni create con materiali commestibili.


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