Arrivano gli indumenti della salute, per monitorare i pazienti a distanza.

Medicina - Attualità



Il 13 giugno scorso si sono riuniti presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano esperti da tutto il mondo, in occasione della quinta International Heart Healt Conference (per la prima volta in Italia), dedicata alla tecnologia applicata alla prevenzione e al trattamento delle patologie cardiovascolari in relazione al diverso stato di evoluzione sociale ed economica dei paesi coinvolti.


Attualmente le patologie cardiache detengono il primato tra le cause di morte nel mondo occidentale, causando ogni anno in Italia circa 243 mila vittime. La frequenza dei decessi per infarto aumenta con l’età di circa 100 volte passando da 35 a 65 anni. La relazione con l’età può essere dovuta, oltre all’effetto dei fattori di rischio classici come aterosclerosi e danno vascolare, anche ad interazioni tra ambiente e predisposizione genetica elementi ancora non noti ed attualmente oggetto delle più innovative aree di ricerca.


Da tempo sono stati identificati i maggiori fattori di rischio che predispongono a malattie cardiovascolari. Tra questi l’età, con l’aumentare della quale cresce di sviluppare una malattia aterosclerotica), il sesso (il rischio si riduce per le donne dopo la menopausa), la familiarità. Ve ne sono poi altri ritenuti modificabili con un’azione preventiva mirata: il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, l’obesità, il fumo, la dislipidemia (alterazione dei livelli di grassi e lipoproteine, colesterolo totale, colesterolo HDL, LDL e trigliceridi nel sangue), la sedentarietà.


Durante la recente conferenza tenutasi presso il San Raffaele, si è quindi parlato di tecnologia a basso costo, per quei paesi in fase di sviluppo che mancano ancora di semplici ma fondamentali strumenti di prevenzione come la misurazione della pressione arteriosa, ma anche di tecnologie informatiche più complesse che permetteranno l’elaborazione e l’archiviazione di un gran numero di dati clinici per studiare, per esempio, l’influenza di genetica e ambiente nelle diverse popolazioni in rapporto all’incidenza delle malattie cardiovascolari.


Ma soprattutto è stata presentata una rivoluzionaria tuta intelligente, la quale, una volta indossata dal paziente, sarà in grado di fornire i parametri vitali, come l’attività cardiaca e quella respiratoria, la temperatura e il movimento, che verranno monitorati e inviati in tempo reale, con tecnologia GPRS, ad un istituto clinico dal quale il paziente potrà ricevere assistenza da parte di personale specializzato.


Un prototipo di questo “abito della salute” sarà testato per la prima volta proprio dai pazienti dell’Unità Coronaria dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, centro di eccellenza per le patologie cardiovascolari. La sperimentazione, che avrà inizio tra settembre e ottobre 2004, coinvolgerà pazienti colpiti da infarto o altri scompensi cardiaci o che hanno subito un intervento cardiochirurgico e che in fase di riabilitazione potranno, in tal modo, essere tenuti sotto controllo continuo in qualsiasi momento della giornata al fine di riconoscere e prevenire peggioramenti del loro stato di salute.


La tuta è realizzata con particolari tessuti multifunzionali, ottenuti dalla combinazione di fibre classiche, ad alta respirabilità ed elastiche al punto da garantire leggerezza e aderenza del capo, con materiali, sotto forma anch’essi di filati, dotati di proprietà elettrofisiche che permettono il rilevamento e la registrazione dei segnali vitali dei soggetti che li indossano. La “tuta intelligente” è accessoriata con un piccolo apparecchio del peso di circa 150 grammi che consente il trasferimento dei dati raccolti ai centri di servizi professionali.


Per come è stato concepito e per le tecniche di realizzazione utilizzate, non molto diverse da quelle di un indumento di maglieria classica, questo particolare abito risponde a tutte le esigenze di confort del potenziale utilizzatore: flessibile al punto di adeguarsi al corpo, mimetizzabile e facilmente lavabile.


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