Aziende: insieme nella vita e nel lavoro

Economia - Lavoro



Moglie e marito che decidono di unirsi, oltre che negli affetti, anche nel lavoro. Storie di successo ma anche grandi delusioni, perché spesso è difficile separare la componente affettiva dagli affari. Ed il rischio è di portarsi a casa le “grane” dell’ufficio o, peggio ancora, trasferire sul lavoro i problemi familiari. E non è un caso che le imprese familiari abbiano uno dei più alti indici di “mortalità”: ben il 70 per cento delle aziende di questo tipo non reggono al passaggio tra la prima e la seconda generazione.




Solo una su dieci addirittura, riesce ad arrivare anche al passo successivo. Eppure le aziende familiari in Italia sono numerosissime, costituendo il 50 per cento del tessuto produttivo nazionale. Delle prospettive ma anche dei problemi delle aziende familiari si è parlato a Roma, un mese fa, in occasione del convegno mondiale organizzato dal Family Business Network, associazione internazionale che riunisce le aziende di famiglia.




A parlare c’era anche Pina Mengano Amarelli, imprenditrice napoletana e presidente di Les Hénokiens, club esclusivo che riunisce le più antiche aziende familiari di tutto il mondo (per entrarvi bisogna dimostrare di avere alle spalle almeno due secoli di vita). Tra gli iscritti la palma di azienda più vecchia va al Ryokan Hoshi, hotel giapponese che vanta ben 1300 anni di storia. Moltissimi gli italiani, segno che quando in famiglia c’è accordo le cose possono funzionare benissimo per secoli. Dai vetrai veneziani Barovier & Toso (anno di fondazione 1295) ai gioiellieri fiorentini Torrini (1369), dalla distilleria Nardini di Bassano del Grappa alla fonderia Colbachini, fornitrice della campane del Vaticano.



“Con un’azienda di capitale – spiega la Amarelli la cui azienda, produttrice di una liquirizia riconosciuta come una delle migliori al mondo, è una delle più giovani del club, “appena” 270 anni di vita – si decolla subito e più facilmente, mentre le nostre imprese crescono a piccoli passi, e quasi mai danno grandi profitti. Ma se nelle prime c’è solo un progetto economico, le società familiari hanno dalla loro valori importanti e un’etica del futuro, visto che coinvolgono più generazioni”.




Le ragioni del successo di un’impresa familiare? “L’importante – continua la Amarelli – è che il patriarca non sia un accentratore e non impedisca ai giovani di crescere. Non a caso, spesso le donne sono chiamate alla presidenza: hanno una visione meno egocentrica del potere”.


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