Bambini: piccoli troppo attivi.

Psicologia - Infanzia



Si chiama Ad/Hd ovvero “disturbo da deficit d’attenzione e iperattività” e colpisce sempre più bambini, soprattutto fra i 6 e i 12 anni. Si tratta di bambini supervivaci e incapaci di concentrarsi per più di qualche secondo su qualunque attività, di studio o di gioco. Non ascoltano, non seguono e devono muoversi senza tregua, con gravi problemi di socialità. Ma attenzione, non va confuso con la normale vivacità e solo il neuropsichiatra può riconoscere la malattia.



In Francia e Stati Uniti l’Ad/Hd viene curata con il Ritalin, un tranquillante prodotto dalla Novartis che è stato reintrodotto anche in Italia dal Ministero della Salute con decreto del 22 luglio 2003 (era già venduto, con indicazioni molto diverse, fino all’89 e poi ritirato perché contenente una sostanza presente nella tabella uno degli stupefacenti), scatenando un dibattito infuocato. Contro l’uso generale di psicofarmaci sui bambini, compreso anche il Ritalin ma non solo, si sta battendo soprattutto TuttInsieme, federazione rappresentativa delle 24 più grandi associazioni di volontariato ospedaliero, che ha lanciato quest’anno la campagna “Giù le mai dai bambini” , cui hanno aderito enti, associazioni e gruppi informali quali il Movimento Studenti Cattolici, la Cisl, le Acli e molti altri.



I motivi di tanta diffidenza stanno da una parte nella difficoltà ancora oggi di individuare esattamente l’iperattività infantile. Alcune statistiche parlano di 3-5% di popolazione scolastica colpita, altre arrivano sino ad un drammatico potenziale del 20% nei prossimi anni (vedi circolari 2002 delle Asl, a seguito delle quali sono stati avviati i progetti pilota di screening sistematico in oltre cinquanta scuole italiane). Dall’altra dai troppi rischi che simili farmaci, che vanno somministrati solo nei casi più gravi e sotto stretto controllo medico, causerebbero nei bambini.



Molti e vari sono gli studi sulle cause dell’iperattività, non sempre concordi tra loro. Si va dagli effetti collaterali delle normali vaccinazioni ad un dieta errata in cui prevale lo zucchero, sino uno stile di vita stressante già a quell’età e, secondo uno studio pubblicato ad aprile su Pediatrics, il giornale dell’American Academy of Pediatrics, da un eccessivo numero di ore passate davanti alla televisione. L’ultima ricerca, pubblicata dall’Archives of Disease in Childhood e condotta su 1.800 bambini di 3 anni, mette sotto accusa i coloranti e i conservanti. Secondo questo studio, infatti, queste sostanze (in particolare l’E 104 ed E 131, che sono vietati in Australia ma non in Italia, l’E 127 eritrosina che interferisce con l’attività della tiroide, E 122, E 133 ed E 151) hanno dimostrato un impatto significativo sui livelli di iperattività a quest´età.




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