Bambini: più sonno ai pargoli

Società - Educazione



Il caso più eclatante è quello di “Zelig”, la trasmissione-culto di Italia 1 condotta da Claudio Bisio e Michelle Huntziker. Spostata in prima serata (il martedì alle 21), è diventato uno dei programmi preferiti non solo dagli adulti, ma anche dai bambini, che hanno imparato a copiare i “tormentoni” lanciati dai loro comici. E’ solo un esempio che dimostra come oggi, complice anche il cambiamento delle abitudini familiari, i nostri figli tendano ad andare a letto sempre più tardi. Con conseguenze, però, non del tutto positive.



Secondo un recente studio israeliano, condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Tel Aviv, far andare più tardi i bambini a letto può minare le loro funzioni neurocomportamentali. Tanto che appena un’ora di sonno persa altera le capacità cognitive e psicologiche dei più piccoli. I ricercatori hanno svolto un’indagine su 77 bambini tra gli 8 e i 10 anni, verificando per 5 giorni l’ora in cui venivano messi a letto, quella in cui si alzavano e le volte che si svegliavano di notte. Prima e dopo l’esperimento sono stati somministrati test cognitivi ed il risultato è stato che, quando le ore di sonno sono state inferiori al fabbisogno (che per quest’età è di 10-11 ore), i bambini mostravano maggiori difficoltà nelle attività diurne.



Ed è il caso dei bambini italiani, che oggi in media dormono nove o dieci ore a notte, invece della “canoniche” 10-11. Dormono meno al Sud, dove l’abitudine ad addormentarsi tardi è più marcata, che al Nord, col risultato che, come spiega Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile dell’Università La Sapienza di Roma, “il 40-50 per cento dei bambini italiani vengono scippati del sonno, con la conseguenza di una maggior disattenzione a scuola e instabilità dell’umore”.



Consigli? Secondo Bruni gli orari di addormentamento e di risveglio dei bambini dovrebbero essere sempre regolari. Non vanno mai mandati a letto dopo le 10, mentre l’ora ideale sono le 9. E se tendono a dormire poco, è sbagliato cercare di compensare nel fine settimane o con sonnellini pomeridiani questo periodo, perché il sonno recuperato così non ristora. E’ infatti qualitativamente di gran lunga inferiore rispetto a quello normale.




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