Basquiat: il jimi hendrix della pop art

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C´e´ chi lo ha definito il Jimi Hendrix della Pop Art, per via della matassa di riccioli neri in testa. Chi l´Arthur Rimbaud dell´arte contemporanea, per la sua vita maledetta. E´ certo comunque che Jean-Michel Basquiat, nella sua breve e luminosa carriera, ha lasciato un segno importante nella scena artistica d´avanguardia degli anni Ottanta. Nato a Brooklyn nel 1961, ma di origini haitiane, Basquiat arriva a Manhattan quando ha solo 17 anni. Nel giro di una decade si conquista la stima di critici e galleristi, di artisti come Keith Haring e soprattutto Andy Wahrol che fu il suo nume tutelare. Il suo modo preferito di esprimersi fu da subito quello del graffitismo. Colori, parole, figure si impastavano nelle sue opere sui muri e sui vagoni della metropolitana, sempre firmate con quattro lettere SAMO, ovvero same old shit (la solita vecchia merda).

La sua stella luminosa si spegne a soli 27 anni, nel 1988, per overdose di eroina. Pochi mesi prima di morire dipingera´ Cavalcando la morte, il suo testamento spirituale, opera dominata da uno scheletro bianchissimo che cammina a quattro zampe. Oggi Basquiat e considerata un vero e proprio mito (l´artista Julien Schnabel, amico personale di Basquiat, ne trasse un film sulla sua vita) e le sue opere sono vendute a 500 mila dollari. Il 15 maggio si e´ aperta al Museo Civico Revoltella di Trieste una retrospettiva dedicata a Jean-Michel Basquiat (sino al 15 settembre; orari 10-20, luglio e agosto sino alle 23, chiuso il martedi´) che mostra tutto il lato dirompente della sua opera. E voi ritenete che il graffitismo sia da considerare una vera espressione artistica? Rispondete al nostro sondaggio o dateci un parere in message board.


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