Carte di credito: come proteggerle dalla clonazione.

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Fare acquisti, nei negozi o in rete, con le carte di credito è un sistema di pagamento comodo e relativamente sicuro. Occorre però fare attenzione a non rimanere vittima di truffe. Nei primi sei mesi del 2004, secondo le stime del Comando antifalsificazione dei Carabinieri, il numero di arresti e sequestri di carte non è diminuito rispetto all’anno precedente, pur mantenendosi basso se si considera il totale di transazioni compiute.


Il reato più diffuso resta quello legato all’uso tradizionale delle credit card (non in internet) ed è chiamato skimming. Consiste nell’acquisizione del numero di carta e del suo codice P.I.N. I malfattori si impossessano dei dati della banda magnetica semplicemente “strisciando” la carta di credito su di un piccolo apparecchio (lo skimmer) auto-alimentato a batteria, che riesce ad immagazzinare fino a diverse decine di bande magnetiche grazie ad una memoria eprom. Collegando poi lo skimmer con un pc fornito di un programma di gestione per bande magnetiche, si possono trascrivere i dati di cui ci si è illecitamente appropriati su un qualsiasi supporto plastico con le stesse caratteristiche di una carta di credito o bancomat. Lo skimmer è una apparecchiatura diversa dal normale P.O.S. fornito dalle società emittenti. Per utilizzarlo, dunque, il malintenzionato deve riuscire ad avere per alcuni istanti la carta di credito del cliente e servirsene lontano dalla sua vista.


La Polizia di Stato ha preparato una lista di suggerimenti da adottare per ridurre l’eventualità di essere truffati. È bene non cedere la carta, né tantomeno fornire il P.I.N. ad altri; al momento del pagamento nei ristoranti essere presenti piuttosto che affidare la carta al cameriere e, se si nota un comportamento sospetto, si può contattare la società emittente, in modo che controlli le transazioni avvenute.


Al momento della ricezione della carta e del relativo P.I.N. si deve sempre controllare che la busta sia integra, che effettivamente provenga dalla vostra banca o della società emittente (diffidate delle buste bianche con francobolli o spedite in posta prioritaria), che all’interno non vi siano alterazioni o rotture del cartoncino che contiene la carta di credito. Anche quando si effettuano prelievi con il bancomat occorre fare attenzione che sullo sportello non sia stato applicata nessun apparecchio posticcio (lo si può dedurre dalla presenza di fili o di nastro adesivo); quando si digita il codice con la mano si può nascondere il numero perché la telecamera non lo riprenda.


Esistono però altre modalità di truffa, utilizzate per clonare le carte: recuperando, ad esempio, gli scontrini delle carte di credito che vengono gettati via dopo un acquisto (l’operazione viene denominata trashing). È sempre preferibile, quindi, tenere la matrice e controllare regolarmente l’estratto conto. Lo , infine, colpisce chi è solito fare transazioni in rete. Esperti hacker intercettano le coordinate di pagamento fatte con le carte di credito, usandole per fare ulteriori acquisti a titolo personale, all’insaputa del reale possessore della carta.


Tranquillizza comunque sapere che, in caso la carta sia stata clonata, a rispondere del danno è sempre la società emittente, così come accade in caso di furto o smarrimento, se prontamente si provvede a bloccarla chiamando il numero verde e denunciando l’accaduto entro 48 ore. La franchigia che viene addebitata al titolare può raggiungere al massimo i 150 euro. Le stesse società che emettono le carte di credito, poi, si occupano di fare controlli periodici dei movimenti dei titolari, per verificare eventuali anomalie.


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