Casa, grande amore ma a che prezzo!

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Nell’ultimo anno i prezzi delle case sono saliti del 10,8 per cento ed oggi sono il 6 per cento più alti in valori reali rispetto a quelli di inizio anni Novanta. Cifre sorprendenti anche per gli operatori del settore, che dopo anni di crescita si aspettavano (come tutti noi d’altronde) un rallentamento. Eppure, nonostante ciò, secondo i dati raccolti dal Rapporto di Nomisma sul Mercato Immobiliare 2004, il numero di compravendite di abitazioni sono al livelli record: oltre 762 mila in un anno.


Non solo. Quasi la metà degli italiani, secondo un’altra indagine del Censis, riguardo alla propria casa sostiene che “non la cambierebbe mai”. Il maggior attaccamento per l’abitazione di residenza si rileva tra coloro che abitano nei piccoli comuni (con meno di 10.000 abitanti), mentre nelle città metropolitane (dove è maggiore la quota di famiglie in affitto) emerge un atteggiamento più distaccato.


Sono le dimensioni della casa a registrare la soddisfazione più ampia, per più del 90 per cento delle famiglie, così come, quasi allo stesso livello, la sua “collocazione urbana rispetto alle esigenze di mobilità dei membri della famiglia”, le “dotazioni impiantistiche” e “lo stato generale di efficienza”. Molte meno famiglie, fra il 20 e il 30 per cento, giudicano invece positivamente “l’aspetto estetico dell’edificio” e “l’isolamento termico ed acustico”.


Ma qual è la casa dei nostri sogni? La cosa che sembra contare di più (per il 53 per cento delle famiglie) non concerne tanto la casa in se stessa quanto la sua localizzazione, che deve essere congrua rispetto alle esigenze di vita, di lavoro, di studio, dei diversi componenti della famiglia. Al secondo posto viene indicata la preferenza per una casa unifamiliare, tranquilla e autonoma, ossia la villetta con giardino sognata dagli italiani, insofferenti ai condizionamenti delle convivenze condominiali.


L’area del “disagio abitativo”, reale o percepito, assoluto o relativo, raccoglie poco più del 10 per cento delle famiglie. Ma il 55 per cento degli italiani lo considera “un problema più diffuso di quanto si immagini”, e per il 35 per cento è “una questione rilevante per alcune particolari categorie sociali”. Ad esempio gli anziani. Sono circa 3 milioni gli anziani che vivono soli, e la condizione di solitudine è di per sé un fattore di disagio abitativo. Il 17,3 per cento delle famiglie con capofamiglia anziano vive in affitto, e di queste il più della metà paga il canone ad un singolo proprietario privato (quindi generalmente un canone di mercato), che in molti casi assorbe almeno il 40 per cento del reddito familiare.

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Vi sono poi i disabili: la percentuale di famiglie che dichiara la presenza nel proprio nucleo di persone che hanno problemi di barriere architettoniche in casa è del 5,6 per cento, e si arriva fino al 7,6 per cento nel caso di famiglie che vivono in affitto. Situazioni di disagio si rilevano infine tra i separati, la cui condizione determina una domanda istantanea che può essere soddisfatta solo accedendo a immobili in affitto a canoni di mercato, che non tutti possono permettersi, anche a fronte degli oneri economici che la separazione stessa comporta.


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