Cellulare: lo possiede un bimbo su due

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Cresce sempre più il numero di bambini che possiedono un cellulare. Emerge da una recente ricerca condotta da Francesco Pira, docente di Teoria e Tecniche delle Comunicazioni di Massa all’Università di Trieste e realizzata sul campo da un’insegnante laureanda in pedagogia, Paola Sigmund.




Su un campione di 129 bambini di quarta e quinta elementare il 56 per cento possiede un telefono cellulare e solo il 32 per cento lo spegne prima di andare a dormire. Al 37 per cento lo hanno regalato i genitori nel tentativo di tenere sotto controllo i propri figli. Il 30 per cento dei bambini passa ogni giorno più di tre ore al telefono, mentre il più del 10 per cento telefona sia di giorno che di notte. Solo il 20 per cento spegne il cellulare in un luogo di culto e il 14 per cento a scuola. Per il 30 per cento degli intervistati il cellulare risulta un oggetto indispensabile e, chi non lo possiede, sogna di averne uno prima o poi.




Il cellulare, sottolinea il professor Pira, è “un oggetto usato troppo e troppo presto”, anche rispetto agli altri Paesi europei, dove il suo uso è decisamente più selettivo. Quasi tutti i telefonini in mano ai nostri figli, infatti, sono dotati di carte SIM ricaricabili pagate dai genitori o dai nonni: solo il 19 per cento dei bambini sostiene di occuparsi delle ricariche grazie alla paghetta settimanale. Il 38,75 per cento riconosce di abusare degli SMS tra amici e di utilizzare fra le funzioni in particolare i giochi, le impostazioni (in particolare sveglia e suoneria).



I dati emersi dall’inchiesta sono inquietanti secondo gli esperti. Le opinioni e i comportamenti manifestati dai più giovani verso un oggetto quale il cellulare, infatti, potrebbe dar luogo ad effetti negativi: dalla perdita della concentrazione e del contatto diretto con i coetanei, all’impoverimento del linguaggio causato dal lessico ristretto degli sms, alle radiazioni nocive all’organismo, pericolose soprattutto per chi tiene il telefono acceso tutta la notte sul comodino vicino al letto.




Alla ricerca dellUniversità di Trieste fa eco il monito del professor Fiorenzo Marinelli, della Sezione di Bologna dell’Istituto per i Trapianti d’Organo e l’Immunocitologia del CNR, che avverte di come gli organismi in accrescimento (quindi i bambini) sono più ricettivi alle influenze delle onde elettromagnetiche. Ricerche condotte sulle hanno evidenziato come le onde elettromagnetiche attivino o disattivino alcuni geni che regolano la proliferazione cellulare. Il risultato finale è che alcune cellule vengono stimolate ad autoeliminarsi, mentre quelle che sopravvivono sono spinte a proliferare. Se queste ultime hanno accumulato danni, si avrà una proliferazione di cellule danneggiate. Esiste l’ipotesi che l’alterazione genetica dovuta ad onde elettromagnetiche possa favorire lo sviluppo di tumori, soprattutto nei bambini, ancora lontani dall’equilibrio. Il professor Marinelli sconsiglia ai genitori di regalare ai propri figli un cellulare, almeno fino a quando abbiano raggiunto i 14 anni e consiglia che anche gli adolescenti lo utilizzino solo in caso di necessità.



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