Cellulari e salute: sembra che siano innocui.

Tecnologia - Sicurezza



Dopo aver puntato per parecchio tempo il dito contro i cellulari, possibili responsabili, per molti, di danni a carico della nostra salute, finalmente arrivano i risultati confortanti di una ricerca che li scagiona da quasi tutte le accuse.


“Sviluppo nella sicurezza”: questo l’obiettivo del Programma di ricerca triennale Salvaguardia dell’Uomo e dell’Ambiente dalle emissioni elettromagnetiche coordinato da Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) ed Enea (Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente) e finanziato dal Miur (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), avviato nel 2001 e coordinato dal prof. Paolo Bernardi dell’Università di Roma La Sapienza e già Presidente della Commissione per la protezione dai campi elettromagnetici a radiofrequenza del Cnr.


L’indagine ha dimostrato che l’aumento di temperatura causato dalle radiazioni elettromagnetiche durante l’uso dei cellulari è assolutamente trascurabile, meno di un decimo di grado nel cervello e circa due decimi di grado nell’orecchio a cui si appoggia l’apparecchio. È lo stesso Paolo Bernardi a rassicurarci, spiegando come l’aumento di temperatura rimanga inferiore a 1/10 di grado dopo una conversazione di 20 minuti.


I risultati sono stati ottenuti utilizzando modelli di teste umane contenenti soluzioni saline e in grado di riprodurre il comportamento dei tessuti umani quando vengono sottoposti ad un campo elettromagnetico. Tra le osservazioni dei ricercatori é emerso anche che l’assorbimento é maggiore nei giovani e nelle donne, che hanno la testa più piccola rispetto agli uomini adulti. La differenza, quindi, non dipende tanto dal sesso dell’individuo, quanto invece da caratteristiche geometriche.


L’utilizzo dei telefoni cellulari di ultima generazione, quindi, in commercio con il marchio “CE” non è dunque pericoloso per la nostra salute, anche se è comunque necessaria una certa cautela per i più giovani.


Lo studio del Cnr ha analizzato anche altre sorgenti di esposizione all’inquinamento elettromagnetico, tra cui aeroporti, laboratori di ricerca, ambienti domestici e ospedalieri, treni ad alta velocità. Nei vagoni di questi ultimi sono stati riscontrati alcuni “sforamenti” rispetto ai limiti consentiti (le frequenze sono ancora minori di quelle dei cellulari), ma solo nelle zone più vicine all’alimentazione, come le retine portabagagli, dove di solito non ci sono persone.


Sono le prime risposte che la scienza ha dato e che, in linea con le raccomandazioni degli organismi internazionali quali l’Oms e la Commissione Europea, invitano a ridimensionare eccessivi allarmismi e ad armonizzare tra loro le normative, e a continuare le ricerche per ottenere la riduzione delle esposizioni.


Riguardo all’analisi del rischio, le ricerche condotte hanno per ora confermato che esso è di bassa consistenza ai livelli previsti dalle raccomandazioni internazionali ed in particolare dalla normativa italiana più restrittiva. I risultati raccolti hanno consentito infine a Cnr ed Enea di progettare strumentazioni per il controllo e monitoraggio dell’inquinamento e di studiare tecniche di protezione realizzate con nuovi dispositivi e materiali. Sono stati messi a punto i codici di calcolo (programmi per la valutazione della distribuzione dei campi elettromagnetici attorno a una o più sorgenti) che consentono di stabilire l’efficacia dei sistemi di protezione, di ottimizzare le installazioni di nuove stazioni, di calcolare le distanze di antenne e tralicci dai luoghi sensibili per rispettare i limiti di legge. Parametri indispensabili per gli operatori locali (comuni, province) che devono rilasciare le autorizzazioni in base alle attuali normative.


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