Cesareo e problemi respiratori: un legame certo

Medicina - Mamme



In Italia il parto cesareosi è trasformato negli anni in una vera e propria modalità di nascita, tanto da collocare il nostro Paese, con più del 30 per cento di media nazionale, al primo posto tra quelli europei che ricorrono a tale intervento chirurgico. L’aumento è dovuto principalmente ad alcune regioni ad altissima frequenza di taglio cesareo, tra le quali la Campania (dato 2000 pari al 53 per cento), la Sicilia (42,5 per cento), la Puglia (40,6 per cento), la Basilicata (40,8 per cento).



La nostra percentuale è tre volte superiore rispetto al tetto indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha stabilito la soglia massima intorno al 10-15 per cento. Tale situazione è da scriversi ad una scarsa informazione alle donne e ad un sistema che troppo spesso evita di consigliare adeguatamente le future mamme sul travaglio naturale senza dolore e con anestesia epidurale. Ad optare per il taglio cesareo, infatti, non sono solo le donne, ma anche i medici, che in alcuni casi si accontentano di una traccia di patologia per consigliare alle pazienti l’intervento chirurgico.







Gli esperti sono però concordi nel sostenere che il ricorso ingiustificato al taglio cesareo costituisce un indubbio fattore di rischio sia per la madre che per il bambino. Soprattutto quando è programmato e non eseguito d’urgenza a travaglio iniziato, il cesareo rende più complesso l’adattamento del neonato. Le condizioni del travaglio naturale, al contrario, sono benefiche per il bambino dal punto di vista respiratorio, termico e relazionale. Gli ormoni che il travaglio attiva nella madre e nel figlio (catecolamine, endorfine, ossitocina) concorrono ad equilibrare le funzioni del neonato ed il suo adattamento alla nuova realtà.



Recentemente, poi, è stata stabilita una correlazione tra il parto cesareo e l’insorgenza di problemi respiratori nel bambino. Un’équipe di medici svedesi ha condotto un’indagine su alcune migliaia di individui, mettendo a confronto fratelli privi di ereditarietà allergica e nati da madri in perfetta salute: quelli venuti alla luce con parto cesareo presentano un rischio di asma e di gastroenterite dopo il primo anno di vita molto più elevato rispetto a quelli nati con parto naturale. I risultati della ricerca, pubblicati in giugno sulla rivista Clinical Experimental Allergy, attribuiscono la causa di tale concomitanza ad un difetto di colonizzazione batterica intestinale, che nei bambini allergici è normalmente diversa rispetto a quella dei bambini sani. In questi ultimi la microflora intestinale presenta batteri anaerobi Gramnegativi, lattobacilli, Bifidobatteri, fondamentali per la tolleranza orale agli allergeni. Il parto cesareo ritarda la colonizzazione intestinale dei germi positivi e fa persistere invece quella dei germi abnormi che causano allergie. Si è anche scoperto che il precoce trattamento con antibiotici disturba l’equilibrio della microflora intestinale. L’alterata flora intestinale neonatale diminuirebbe infine la resistenza a microbi patogeni, aumentando il rischio di gastrointeriti.




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