Cinema: donne dietro la macchina da presa

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Donne impegnate. Testimoni e spesso protagoniste di avvenimenti gravi e importanti per tutti, in un’improvvisa mobilitazione su temi come no global, immigrazione, razzismo, terrorismo. Sarà questo il filo conduttore di “Corpo a cuore”, titolo scelto per la XXIV edizione degli Incontri Internazionali di Cinema e Donne, organizzato da Laboratorio Immagine Donna in collaborazione con una Rete Rosa internazionale, che si terrà a Firenze dal 15 al 20 ottobre prossimo.




Come sempre, il tema di questo appuntamento fiorentino è in diretta relazione con le tendenze, gli umori e, naturalmente, i prodotti della vitalità delle donne nel cinema degli ultimi dodici mesi. “Cuori e corpi” le rivela allora nipotine del Neorealismo, ma anche figlie del cinema più sperimentale e di ricerca, con una nuovissima capacità di stare dietro all’informazione in tempi reali, di approfondire, scavare, cercare il perché delle cose, condividere e prendere posizione.




Saranno presenti con le loro opere autrici affermate come Wilma Labate e Francesca Comencini, ma anche giovani documentariste come Antonella Restelli, o studiose che frequentano da sempre i linguaggi visivi. Tutte diverse per stile e scrittura cinematografica ma con la comune urgenza di non separare i cuori dai corpi, i problemi dalle persone. Storie italiane ma non solo. Storie americane, ad esempio, con Nancy Savoca, autrice italo americana con grandi film mainstream, plot narrativo, attori ben noti, che è tra le promotrici del manifesto pacifista “Not in my name” che, all’alba della guerra in Afghanistan rifiutava la retorica di chi affermava: “andiamo in guerra per liberare le afgane dal burka”.



Con “Rebel without a pause” in sodalizio con Reno, la più provocatrice delle performer “off Broadway”, Nancy Savoca reagisce allo shock dell’11 settembre, che imponeva il silenzio nel terrore e trova in un’elaborazione di lutto furibonda, disperata, ma anche incredibilmente autoironica e commovente, il modo di dar voce al dissenso e alla speranza. Assieme ad una pacifista americana di nuovo una pacifista palestinese: Liana Badr e le artiste del forum creativo di Ramallah, un luogo fisico che non esiste più perché distrutto dai tanks, ma che rivive ogni qualvolta le donne palestinesi riescono a mostrare film, foto e video.




Impegno ma anche passioni e sentimenti estremi, sensualità e sesso. A questi temi è legata la seconda presenza importante al festival dagli Stati Uniti: Bette Gordon, regista scandalo, autrice negli anni Ottanta dei film più liberi e oltraggiosi su erotismo, fantasia, pornografia: “Variety” e “Seven Women, Seven Sins”. “Luminous Motion” è l’ultima tappa della sua ricerca questa volta incentrata sul rapporto madre-figlio, attraverso il ritratto di una mamma poco rassicurante ma affascinante per il suo bambino che, assieme a lei, attraversa l’America in un viaggio onirico e simbolico. Un “on the road” sensuale e sentimentale che la critica ha avvicinato ad “Eyes Wide Shut”.




Bette Gordon sarà a Firenze anche come docente della prestigiosa Film Division della Columbia University (tra i professori emeriti anche Mira Nair tra Dehli e New York) con un’agguerrita squadra di autrici dei migliori saggi di diploma, spesso biglietti da visita per Hollywood e già in rapporto con l’industria. Discorsi estremi di corpi e anime non sono però monopolio Usa. Esplorazioni e confronti su ruoli sessuali amore e relativi disastri e felicità sono il terreno privilegiato di una grande maestra del cinema come Vera Citylova che, dalle dissacranti “Margheritine” del 1968, mantiene altissima la temperatura corpo/cuore in “Espulsione dal paradiso”.



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