Cinema: il caso di the blair witch project

Cinema - Film



Una storia ben giocata sul sottile filo tra realta´ e finzione. Uno scossone all´industria cinematografica delle megaproduzioni hollywoodiane. O un bluff che un sapiente uso del marketing ha fatto fruttare ben seimila volte quanto e´ costato. The Blair Witch Project, il film-documentario sulla storia di tre studenti scomparsi in un bosco mentre girano un film sulla storia di una strega, in questi giorni sui nostri schermi, e´ probabilmente tutto questo.

Le sue implicazioni vanno dal sociologico al culturale, dall´economico al mediatico. Per capirle bisogno distinguere le due storie del film-caso della stagione: quella della strega e quella vera del film. Siamo nel 1785 quando Elly Kedward viene accusata di aver adescato alcuni bambini nei boschi di Blair, nel Maryland. Processata, viene giudicata colpevole di stregoneria e bandita nel bosco, durante un inverno particolarmente rigido, e ritenuta morta. Ma l´anno successivo alcuni testimoni d´accusa e molti dei bambini molestati scompaiono misteriosamente.

Da allora si moltiplicheranno i casi di scomparse e nasce la della Strega di Blair, che infesterebbe i boschi attorno a Burkittsville, cittadina di 200 anime costruita sui resti dell´abbandonata Blair. E´ il 21 ottobre del 1994 quando tre studenti di cinema, Heather Donahue, Joshua Leonard e Michael William si avventurano nel bosco per realizzare un documentario sulla leggenda della strega. Non faranno piu´ ritorno.

Un anno dopo, a caso chiuso, verra´ ritrovata un borsa con il materiale girato dai tre. Analizzato dagli esperti della polizia, che lo ritengono non utile a riaprire nuove indagini, il materiale viene consegnato alla madre di Heather, che lo portera´ alla casa cinematografica Haxan. Questa lo montera´ e ne fara´ un film, uscito in America l´estate scorsa, con il titolo The Blair Witch Project, che terrorizzera´ migliaia di giovani americani.

In realta´ dietro al film c´e´ una delle piu´ geniali operazioni di marketing di tutti i tempi. Un anno prima dell´uscita del film, girato con la tecnica del film-verita´ nell´ottobre del 1997, esce un sito Internet (www.blairwitch.com) dedicato alla strega di Blair, dove si racconta come vera tutta la storia riassunta prima. Qualche tempo dopo e´ la volta di un fumetto, scritto da uno studente suicida, Cece Malvey, nel 1983 sullo stesso argomento. E quindi di un libro sulle indagini e addirittura di un documentario televisivo, senza parlare dei volantini con le foto dei tre e una scritta, Missing, attaccati su tutti i muri. Tutto complotta per far passare per vera la storia delle strega. Ed ha creato in America, prima dell´uscita del film, una frenesia e isteria collettiva tanto che ancora oggi molti sono convinti della veridicita´ di quanto c´e´ nel film.

Che e´ invece stato inventato da due giovani cineasti indipendenti, Eduardo Sanchez e Daniel Myrick, che hanno letteralmente abbandonato i tre giovani attori (che nella realta´ hanno gli stessi nomi dei protagonisti) in un bosco che delle videocamere amatoriali, senza sceneggiatura e spiandoli di nascosti. Grazie a questo e altri accorgimenti il film, che non mostra nessun effetto speciale ne´ una sola goccia di sangue, risulta credibile come se fosse vero. Insomma e´ la paura del non visto, delle ombre, del buio dietro la porta che spaventano in The Blair Witch Project. Film che sicuramente ha sconvolto anche i normali modi di produzione di Hollywood, guadagnando 180 milioni di dollari di fronte ad una spesa di solo 30 mila. E voi, avete paura del buio e delle streghe? Rispondete al nostro sondaggio o dateci un parere in message board.



Tag:


Presente in:

Cinema - Film

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)