Cinema: riflettori puntati sulla laguna veneziana

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Il 29 agosto di alzerà il sipario sulla 59ª edizione della Mostra del Cinema a Venezia, il cui programma prevede 77 lungometraggi, 46 corti e mediometraggi, 20 documentari. Questi i numeri di quello che il nuovo direttore della mostra, Moritz De Hadeln, definisce “un miracolo” preparato in soli quattro mesi.
Nominato tra le critiche generali, l’ex direttore dei festival di Locarno e di Berlino, ha subito dato la sua impronta alla mostra italiana, arricchendola con grosse novità. Alla competizione principale, con il tradizionale Leone d’oro per il miglior film del concorso Venezia 59, riservato ad un linguaggio cinematografico più classico, si affiancherà la sezione Controcorrente, che sostituirà Cinema del presente ed assegnerà il premio San Marco all’opera dal linguaggio più innovativo. A questi due concorsi si aggiungono la sezione Nuovi Territori affidata a Serafino Murri, e due retrospettive: una dedicata a Michelangelo Antonioni e realizzata con Cinecittà; l’altra rivolta a un aspetto particolare della Mostra, che festeggia quest’anno i suoi 70 anni di esistenza, messo in risalto dal prof. Hans-Joachim Schlegel.


Tre i temi che sembrano intrecciarsi, al di là dei film e delle sezioni: lo sguardo sulla storia, dove l’evento diventa contesto di un racconto; la sensibilità sociale del cinema, che denuncia ingiustizie e soprusi, e il tema che vede altri territori artistici, quali pittura, musica, o letteratura, costituire le fondamenta sulle quali un’opera è realizzata. In un mondo inquieto, l’uomo non cessa di interrogarsi su se stesso e sui rapporti difficili con ciò che lo circonda.


Il cinema italiano è ampliamente rappresentato in tutte le sezioni della Mostra:
tre i film in concorso: La forza del passato di Piergiorgio Gay, con Sergio Rubini e Sandra Ceccarelli; Un viaggio chiamato amore di Michele Placido, con Laura Morante e Stefano Accorsi; Velocità massima, opera prima di Daniele Vicari, con Valerio Mastrandrea. Ma non è tutto qui: l’Italia è presente anche con quattro eventi speciali fuori concorso: Clown in Kabul di Enzo Balestreri e Stefano Moser, con Patch Adams e Gino Strada; Johan Padan - A ka descoverta de le Americhe di Giulio Cingoli, il lungometraggio d’animazione tratto dal testo teatrale di Dario Fo, che dà anche la voce al cartoon insieme a Rosario Fiorello; Ripley’s game, il noir di Liliana Cavani con John Malkovich e Chiara Caselli; My name is Tanino di Paolo Virzì. Sergio Rubini, con L’anima gemella, ci rappresenterà nel concorso Controcorrente, in cui figura anche il film di Steven Soderbergh, Full Frontal, girato a basso costo (molte star hanno abbassato il loro cachet per parteciparvi) e con una Julia Roberts senza veli.


Tra le star attese a Venezia, de Hadeln annuncia “praticamente tutti i registi” e poi Harrison Ford, protagonista di K-19 di Kathryn Bigelow; Sofia Loren, che farà da madrina al film del figlio Edoardo Ponti, Between Strangers con Mira Sorvino; Tom Hanks, protagonista del film di Sam Mendez Road To Perdition; Julianne Moore, protagonista di di The Hours di Stephen Daldry e di Far From Heaven di Todd Haynes; Catherine Deneuve, protagonista di Au plus pres du paradis di Tonie Marshall.


L’onore di aprire la kermesse spetterà al film di Julie Taymor Frida, interpretato da Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Ashley Judd, Edward Norton e Antonio Banderas.


A presiedere la giuria internazionale, composta da 7 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, sarà l’attrice cinese Gong Li, i cui successi si sono spesso intrecciati alla Mostra del Cinema di Venezia. Dopo aver recitato in Sorgo rosso, Orso d’oro al festival di Berlino, l’attrice interpretò una concubina che piomba nella follia in Lanterne rosse, film che vinse il Leone d’argento alla Mostra di Venezia nel 1991. L’anno seguente, sempre diretta da Zhang Yimou, ottenne la Coppa Volpi per la migliore attrice interpretando in La storia di Qiu Ju una contadina incinta che riesce a ottenere giustizia per il marito (e il film ottenne a sua volta il Leone d’oro). Gong Li ha appena ultimato le riprese di Zhou Yu’s Train con Tony Leung, storia d’amore ambientata in Cina diretta da Sun Zhou, esponente della cosiddetta “quinta generazione” dei cineasti cinesi.



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