Clonazione: i dubbi degli esperti

Cultura - Attualità



Clonazione sì o clonazione no? Uno dei temi più scottanti degli ultimi anni ha trovato un suo deciso oppositore proprio in chi, a suo tempo, aveva sostenuto la duplicazione degli esseri viventi. Si tratta del professor Ian Wilmut , il professore scozzese che cinque anni fa aveva “creato” Dolly , la prima pecora clonata. Un paio d’anni fa, l’animale è stato colto da una prematura artrite e da un innaturale invecchiamento . Sollevando i dubbi dei ricercatori.




Dubbi che alimentano il dibattito, proprio quando i giornali di tutto il mondo annunciano l’esistenza dei primi tentativi di clonazione umana . La prima notizia è apparsa a metà aprile quale cui il ginecologo romano Severino Antinori , già definito “dottor Clone”, sarebbe riuscito, primo al mondo, a realizzare una gravidanza col sistema della clonazione nel Dubai, sulla moglie di un ricco emiro.



Antinori ha poi smentito la notizia dieci giorni fa durante la registrazione di una puntata di “Porta a Porta”, affermando che attualmente sarebbero tre le gravidanze in corso per far nascere tre bambini con la tecnica della clonazione, ribattezzata recentemente da Antinori “riprogrammazione genetica”. Due delle tre gravidanze si troverebbero nell´ex Unione Sovietica, una invece nei paesi islamici. Le gravidanze sarebbero alla nona e alla sesta settimana, “ma su queste non sono coinvolto in nessuna maniera”, ha precisato il ginecologo.




Antinori ha poi raccontato che anche in altri paesi come la Cina e gli Stati Uniti sono in corso esperimenti per la clonazione degli individui . In Cina, per esempio, sarebbero stati creati otto embrioni ma non sarebbero stati impiantati. “Non è giusto parlare di clonazione - ha spiegato il medico - ma di riprogrammazione genetica poiché nel bambino è presente l´85 per cento del patrimonio genetico del padre e il 15 per cento di quello della madre”. Antinori ha poi commentato alcuni studi che vedrebbero il 92 per cento delle coppie con gravissimi problemi di sterilità , favorevoli alla “riprogrammazione genetica”.




Il futuro di questi baby-clone appare però incerto e non privo di rischi secondo quanto dichiarato da Ian Wilmut, che fu a capo dell’èquipe di ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo che clonarono la pecora Dolly. Alla base dei dubbi un difetto genetico riscontrato nei cromosomi dell’animale che lo rendono più vulnerabile alle malattie.




Casi simili sono stati riscontrati anche in molti dei duecento animali clonati sino ad oggi in tutto il mondo: dalle mucche affette da gigantismo ai topi con placente grandi fino a quattro volte il normale, dal vitello morto all’improvviso in Francia dopo 51 giorni per l’incapacità di produrre leucociti agli agnelli con difficoltà respiratorie. “La clonazione – ha detto Wilmut – è un procedimento ancora imperfetto . Dobbiamo procedere in modo cauto, perché tutti questi difetti potrebbero colpire anche gli esseri umani nati dal procedimento di clonazione”.



Tag:


Presente in:

Cultura - Attualità

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)