Come sarà il natale 2005 per le famiglie italiane?

Cultura - Attualità



Un Natale freddo ma non ghiacciato come è, del resto, stato l’andamento di tutta l’economia nel corso del 2005, anche se tra regione e regione vi sono differenze a volte significative. E c’è chi sta peggio di noi perché se, in Italia, i consumi natalizi diminuiranno per l’1,5 per cento rispetto al 2004, in Germania andrà anche peggio.


Secondo le stime di Confcommercio, sono13,8 miliardi di euro i soldi che spenderanno gli italiani nel mese di dicembre (200 milioni di euro in meno rispetto al 2004). A quali beni saranno destinati dunque? Innanzitutto alle spese alimentari e ai prodotti tecnologici (i supporti audiovideo e il comparto per le dotazioni informatiche, telecomunicazioni e telefonia realizzano oltre il 13 per cento del fatturato annuale nel solo mese di dicembre. Rispetto allo scorso anno, invece, diminuiscono gli acquisti di prodotti tessili e di abbigliamento, segno, questo, di un cambiamento in atto nel modello di consumo: la distribuzione delle spese evidenzia che si mangia di più, soprattutto per la riscoperta dei prodotti tipici e ci si veste di meno, anche per l’effetto saldi che porta a rinviare a gennaio le spese.


Differisce, poi, da regione a regione, il comportamento delle famiglie rispetto agli acquisti di Natale: quelle residenti nel Nord-Ovest spendono di più per mangiare, mentre è al Nord-Est che gli acquisti sotto Natale si concentrano maggiormente sui prodotti non alimentari. I regali vanno per la maggiore anche al Centro, area nella quale le feste portano un aumento di spesa considerevole rispetto al resto dell’anno (dai 695 euro al mese spesi normalmente da una famiglia ai 1.094 euro spesi a dicembre).


In generale, comunque, gli acquisti di questo periodo natalizio risentiranno del tono generale non brillante che sta interessando la nostra economia. Le retribuzioni da lavoro dipendente e i trattamenti pensionistici hanno teoricamente migliorato in questi ultimi anni il proprio potere d’acquisto. Sono cresciuti più dell’inflazione, ma le famiglie risultano gravate da un livello troppo elevato delle spese “incomprimibili”, che ne abbassano drasticamente la capacità di spesa per beni durevoli e non durevoli.


Sono tre i principali motivi del mancato rilancio dei consumi: le persistenti incertezze del quadro economico, la precarietà di molti posti di lavoro e le maggiori decurtazioni che la tredicesima subirà quest’anno a causa dell’aumento delle spese fisse di fine anno (assicurazioni, adempimenti e bollette di ogni genere), a cui si aggiunge il rimbalzo negativo che su mutui, ratei, fidi e conti correnti bancari sta già avendo l’aumento del tasso di sconto deciso dalla Bce.


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