Congedi: la tutela della maternità

Economia - Lavoro



Promossa in tutela, ma bocciata nei servizi. Paradosso di un’Italia che resta ancorata ad una natalità bassissima, che ne fa una delle nazioni più vecchie al mondo: appena 1,2 figli per donna. Eppure, secondo una recente indagine della Mercer Human Resourcers Consulting, società americana specializzata nel diritto del lavoro, il nostro paese è ai primi posti in Europa nella tutela delle mamme lavoratrici, sia per la durata dei congedi che per le retribuzioni concesse. Subito dietro agli inarrivabili paesi nordici, dove la tutela delle donne lavoratrici e a livelli eccellenti.



Per la maternità per le mamme italiane è previsto un periodo di congedo di 47 mesi. Nei primi cinque mesi di astensione “obbligatoria” l’indennità equivale all’80 per cento dello stipendio, in quelli successivi al 30 per cento. In testa alla classifica c’è la Svezia, dove le settimane di congedo sono più del doppio, 96 mesi, con un intero anno retribuito con l’80 per cento dello stipendio. Seguono la Norvegia (51 settimane) e la Danimarca (47), mentre peggio di noi ci sono la Finlandia (44 settimane), la Gran Bretagna (26 settimane con la nuova riforma), la Francia (16) e la Germania (14), fanalino di coda con Grecia e Lussemburgo. Per Francia e Germania, però, l’indennità è a stipendio pieno.




Al di fuori dell’Europa il sistema più restrittivo è quello americano, dove il congedo per maternità – 12 settimane al massimo e a stipendio zero - è concesso solo per chi lavora in società con più di 50 dipendenti. All’opposto c’è invece il Brasile, in cui le donne ricevono l’equivalente di 10.500 euro per stare sei mesi con il loro bambino.



Se la tutela delle mamme italiane è giudicata buona, non altrettanto si può dire per i servizi aggiuntivi. In questo settore sono più i lamenti delle sorprese. In Italia gli asili nido sono solo 3008 (aumentati del 38 per cento negli ultimi dieci anni), insufficienti per sistemare tutti i pargoli della penisola. Le liste d’attesa crescono e le richieste non sempre vengono soddisfatte. Oggi solo il 7,4 per cento dei bambini fino a due anni trova posto, mentre il 2,4 per cento resta fuori. Una mamma su quattro fra quante tentano la lotteria delle iscrizioni, è costretta così ad arrangiarsi. Col rischio di ripensarci due volte prima di mettere al mondo un altro figlio…



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