Coppia: la crisi del terzo anno

Psicologia - Amore



Altro che crisi del settimo anno. Oggi le coppie che “non funzionano” al massimo di anni ne durano tre. Poi, la separazione. I sintomi di una rottura? Il “parlare al singolare”, la mancanza di comunicazione tra i coniugi, i rapporti sessuali sempre più radi, fino scomparire. A tracciare quest’impietosa analisi della coppia del nuovo millennio è il settimanale francese “Le Point”. Ma è un’analisi che fotografa benissimo anche la situazione italiana.



Del resto le cifre lo confermano. Dal ’95 al 2000 (dati Istat) le separazioni nel nostro paese sono passate da 52.323 a 71.979, i divorzi da 27.038 a 37.573, con un dato che è linea con la ricerca francese: il 21 per cento delle istanze proviene da coniugi uniti da meno di cinque anni. Ma è possibile davvero evitare queste situazioni di rottura? Difficile dare una risposta generalizzata, ma è certo che chi si rivolge ai centri di psicoterapia di coppia, spesso lo fa troppo tardi, quando la riconciliazione è quasi impossibile.




“Quando una coppia va in psicoterapia – racconta Gianna Schelotto, esperta di terapia di coppia – significa che vuole uscirne. Ma attenzione, non sempre va bene, perché può essere una fuga inconscia, un delegare ad altri la soluzione di un problema che sta dentro di noi.” Tanto che ormai, molte coppie vi rinunciano. Nel 2002 gli interventi del Centro studi della coppia di Milano per risanare situazioni di rottura sono stati 99, contro i 203 di tre anni fa. “In vent’anni – spiega il direttore Giuseppe Rescaldina – mi sono accorto che sempre meno coppie bussano da noi e più coppie bussano alla porta dell’avvocato divorzista del piano di sotto…”.



Ma allora quando una coppia va in crisi non c’è davvero più nulla da fare? Non proprio. Il primo passo per tentare di ricucire un rapporto è il ripristinare la comunicazione, sia verbale che fisica. Insomma, parlare, parlare e parlare. Un consiglio tipico dello psicoterapeuta, ad esempio, è quello di lasciare che ogni sera il partner parli per mezz’ora senza interromperlo e viceversa. Per quello che riguarda il sesso, è meglio invece evitarlo se è visto come un dovere, questo può aiutare a riavvicinarsi e riscoprire la confidenza fisica del partner.



Secondo la Schelotto può funzionare anche il cominciare a pensare un progetto importante insieme, che sia l’acquisto di una nuova casa o il preparare un viaggio. Infine, nei casi di massima incomunicabilità, può anche essere utile un aiuto esterno, al medico di base che può consigliare una struttura, all’ordine degli psicologi, ma anche ai consultori e, per chi è profondamente religioso, in parrocchia. Da evitare, invece, di coinvolgere i genitori della coppia. Spesso, il loro intervento è più dannoso che altro.



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