Coppie: matrimonio a termine

Psicologia - Amore



Ormai parlare di “crisi della coppia” è quasi superfluo, e può servire a malapena a riempire le pagine dei rotocalchi con interventi di sessuologi, psicologi, divorzisti e chissà chi altro. Il fatto è che oggi il matrimonio con la formula “fin che vita non vi separi” è del tutto superato e sposarsi vuol dire mettere in conto che fra una decina d’anni quel rapporto che all’inizio sembrava duraturo si potrebbe incrinare fino a sciogliersi del tutto.

Anzi, alla faccia di chi crede alle superstizioni, la durata esatta del matrimonio è di 13 anni. E’ questa la media delle unioni che in Italia finiscono in separazione o divorzio. In decisa e netta crescita, come dimostrano gli ultimi dati Istat raccolti presso le cancellerie dei 165 tribunali civili che riguardano i procedimenti conclusi nel 2002. In quell’anno i divorzi sono stati 41.835 e le separazioni 79.642, saliti rispettivamente del 4,5 per cento e del 4,9 per cento rispetto all’anno precedente.



Ma è il confronto con qualche anno fa che fa salire subito agli occhi il salto in avanti che divorzi e separazioni hanno avuto in Italia. Nel 1995, ad esempio, erano 27.038 i primi e 52.323 le seconde, per un incremento in sette anni del 54,7 per cento e del 52,2 per cento. Per capire meglio, se nel 1995 su mille matrimoni 158 finivano con una separazione e 80 con un divorzio, nel 2002 sono diventati 257 e 131. Praticamente un matrimonio su quattro. Ma a parte i numeri, basta guardarsi intorno, nella propria cerchia di amicizie, per scoprire quanto queste pure cifre statistiche siano vicine alla realtà.

Cifre che ormai ci allineano al resto dei paesi europei. La media continentale è infatti di 1,9 divorzi ogni mille abitanti e anche se dai noi sono solo 0,7 aggiungendo le separazioni (visto che quasi ovunque in Europa le due cose coincidono) si arriva ad un tasso di 1,3 ogni mille abitanti. A “tirare” è soprattutto il nord, con 6,3 divorzi e 3,7 separazioni ogni mille matrimoni (con in testa Val d’Aosta e Lombardia). La strada più seguita resta quella della separazione consensuale (87 per cento), più semplice (si esaurisce in media in 130 giorni) e meno costosa. Ma non tutte le separazioni diventano divorzi: solo 5 su dieci.

Vittime innocenti di questi addii sono, ovviamente, i figli. Nel 2002 erano coinvolti dalla separazione dei genitori in 93.269 mentre in 39.156 hanno visto i genitori divorziati. I figli minori continuano ad essere affidati alla madre (84 per cento), anche se la percentuale è in leggero calo, mentre aumenta anche l’affidamento congiunto, cresciuto del 9,4 per cento (rispetto al +2,8 per cento nel 1995). Forse è davvero tempo di ripensare a quella provocatoria proposta di “matrimonio a termine” fatta qualche anno fa.



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