Cos’è l’impronta ecologica?

Tecnologia - Ambiente



Il 23 settembre del 2008 è stato considerato l’Earth Overshoot Day, cioè il giorno in cui l’umanità ha terminato le risorse generate dal nostro pianeta per quell´anno e ha iniziato ad accumulare il suo debito ecologico intaccando il capitale dell’anno successivo.
In altre parole, attualmente la velocità di produzione di risorse da parte del sistema Terra è più bassa della velocità di consumo delle risorse stesse da parte del genere umano (si pensi per esempio alle ere geologiche necessarie per la formazione di un litro di petrolio e ai pochi minuti impiegati per bruciarlo sottoforma di benzina!), mentre la velocità di produzione di scarti da parte del genere umano è più alta della velocità di assorbimento degli stessi da parte della Terra.



L’umanità arrivò all’overshoot (sovraconsumo) per la prima volta nel 1986: prima di quel momento la comunità globale consumava risorse e produceva scarti – misurati in anidride carbonica - alla stessa velocità con cui il pianeta poteva produrre e riassorbire. Dieci anni fa l’Earth Overshoot Day cadeva ad inizio novembre, nel 2005 invece il 2 ottobre. Secondo l’agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite, agli attuali tassi di consumo nel 2050 il conto dell’umanità andrà in rosso il 1 luglio.

E’ un debito di cui dobbiamo preoccuparci tanto quanto ci preoccupiamo per gli effetti della crisi che ha colpito l’economia mondiale.

Quando nel 2003 Mathis Wackernagel e altri fondarono il Global Footprint Network, si proposero di migliorare la misura dell´impronta ecologica e di conferirle un´importanza analoga a quella del prodotto interno lordo, di cui tanto oggi si discute. Secondo il Global Footprint Network, attualmente viaggiamo ad un regime di consumo per cui servirebbero 1,4 pianeti per soddisfare tutte le richieste di risorse: ciò significa che le riserve naturali diminuiscono via via sempre di più mentre al contrario aumentano le nostre emissioni (CO2 in atmosfera, rifiuti solidi, ecc.).


Già oggi esistono delle differenze enormi nell’impronta ecologica tra i diversi paesi, che ne denotano la ricchezza (che qualcuno identifica come “benessere”) e i relativi impatti. Gli Stati Uniti sono ovviamente in testa alla classifica, e i loro consumi equivalgono alle risorse di 5,4 Terre. L’Italia si ferma a 2,2 pianeti, poco meno di Germania (2,5) e Gran Bretagna (3,1).

Conoscere il valore della propria impronta ecologica dovrebbe essere utile a capire l’importanza della promozione di azioni utili a limitarla, come ad esempio sostenere un’agricoltura a basso impatto grazie a filiere corte e metodi biologici, incentivare il risparmio energetico, il riciclaggio dei rifiuti e l’uso delle fonti di energia rinnovabili.







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