Cucina: lui in cucina, lei in cantina.

Cucina - Dieta






Il rovesciamento dei ruoli arriva in tavola. Sono sempre più gli uomini che affollano numerosi corsi di cucina tenuti da grandi chef (anch’essi in maggioranza uomini, a dire la verità, e questo aiuta) che negli ultimi tempi stanno vivendo un vero boom, mentre le donne preferiscono la cantina. All’Ais, l’Associazione italiana sommelier, le iscritte raggiungono quasi il 40 per cento (molte sono al di sotto dei 27 anni), quando una ventina d’anni fa erano, invece, appena 7 su cento.


Chissà se lo fanno per diletto personale o per aver successo con le donne, fatto sta che ormai a frequentare i corsi di cucina sono solo loro. Dirigenti, architetti o liberi professionisti, insomma uomini che fino a ieri sapevano a mala pena bollire un uovo sodo, adesso si esibiscono in piatti raffinati. Il merito va anche ai molti corsi di cucina, organizzati da associazioni o da ristoranti, che stanno spuntando un po’ in tutta Italia. Come quelli tenuti a “La città del gusto” di Roma, sorta di università della cucina creata dalla rivista “Gambero Rosso” , dove gli iscritti maschi rappresentano ben il 50 per cento.


“Sono bravi e attenti – racconta lo chef-professore Moreno Cedroni della “Madonnina del Pescatore” di Senigallia -, spesso più accurati delle donne nell’esecuzione, molto abili nella pasticceria. Saper cucinare è diventato un must da esibire, con gli amici e con le donne”. Ma è anche un segno dei tempi che cambiano. “La donna è in carriera – spiega lo chef Alfonso Iaccarino del “Don Alfonso” di Sant’Agata dei Due Golfi -, tocca all’uomo mettersi in cucina, qualcuno deve pur farlo per tenere insieme la famiglia”. Insomma, un piacere, ma anche un obbligo.


E loro? Ai fornelli preferiscono i calici. Sono sempre più numerose, infatti, le donne che seguono i corsi di assaggiatori di vini organizzati dall’Ais (50 incontri, uno a settimana, per un periodo un anno e 4 mesi; costo: tra i 1.500 e i 2.000 euro, compresi 10 libri di testo, la valigetta con i bicchieri e le schede per l’analisi sensoriale). Dei 30 mila iscritti all’associazione, il 40 per cento sono donne. “Sono portate, riconoscono meglio i profumi, attente, competenti”, assicura Franco Ricci, presidente dell’Ais. E imparano a bere meno, ma meglio.


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