Curarsi, curando le piante

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Tradotta in italiano suona come “terapia assistita con le piante”: la Horticultural Therapy promuove il giardinaggio come attività di sostegno alle cure mediche tradizionali per la prevenzione ed il recupero di ogni forma di disagio. La sua peculiarità consiste nel poter essere praticata a casa, in giardino o nelle strutture per la coltivazione delle piante annessi agli ospedali, agli istituti di riabilitazione e alle case di riposo.


A scoprirne per primo gli effetti benefici sul finire del 1700 fu il padre della psichiatria americana Benjamin Rush, che osservò come i suoi pazienti, dedicandosi al giardinaggio, riuscivano a superare alcuni tipi di handicap su cui la normale medicina non otteneva risultati. Alcune ricerche vennero pubblicate anche nel secolo successivo, ma solo a partire dal secondo decennio del Novecento vennero messi a punto, con criteri scientifici, programmi volti alla riabilitazione di persone segnate da traumi fisici e psichici. Negli anni Cinquanta la Michigan State University inserì nella propria offerta didattica un Master in Horticultural Therapy e nel 1971 la Kansas State University offrì il primo undergraduate nella medesima disciplina. Due anni dopo nacque infine l’American Horticultural Therapy Association (AHTA), che tutt’oggi promuove a livello internazionale lo sviluppo dell’orticultura e di tutte le attività ad essa connesse quali strumenti terapeutici e riabilitativi.


L’ortoterapia punta sull’innata affinità dell’uomo verso la natura per favorire il recupero del pieno benessere fisico e psicologico. Prendersi cura di organismi vivi, da soli o in gruppo, favorisce il senso di responsabilità ed è un’occasione per socializzare, sollecita l’attività motoria, aiuta a vincere il proprio isolamento e l’impressione di essere inutili. Strumento prezioso nel supporto di portatori di handicap fisici degli anziani, è consigliata anche a chiunque sia facile preda di stress ed ansia. Numerosi studi hanno infatti dimostrato come poter godere della vista di un paesaggio verde faciliti la sopportazione del dolore, la depressione, e addirittura stimoli la ripresa dell’organismo in fase di convalescenza.


Negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Giappone, in Germania e in Inghilterra, dove l’Horticultural Therapy è praticata come una vera e propria discplina scientifica, sono stati progettati paesaggi, giardini e aree verdi grazie alla collaborazione di architetti del paesaggio. I gardens sorgono di solito in case private, orti botanici, scuole, ospizi, carceri, ospedali e centri educativi per giovani a rischio. Tra le piante, le più adatte a tale attività sono quelle da fiore ed aromatiche. Le piante con fogliame villoso stimolano sensazioni piacevoli nei malati di Alzheimer e negli individui che necessitano di un contatto vivo.


In Italia i progetti realtivi alla terapia orticolturale nascono generalmente grazie ad iniziative individuali di chi è particolarmente sensibile al tema o coinvolto personalmente. La Scuola Agraria del Parco di Monza, ad esempio, dal 1992 utilizza tecniche di orticoltura e giardinaggio come uno strumento di riabilitazione motoria e psichica in vari settori dell’handicap e del disagio sociale (anziani, disabili psichici, tossicodipendenza, carcere e giovani disoccupati) e collabora attivamente con propri docenti nell’ambito di convenzioni stipulate con Comuni, Centri Psico-Sociali, Centri riabilitativi, Centri Socio Educativi, ASL, Associazioni e Cooperative. Un giardino per malati di Alzheimer è stato realizzato anche a Parma ed un altro in provincia di Varese.



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