Cure pediatriche: stop ai farmaci “off label”

Medicina - Mamme



Aumenta il numero delle prescrizioni, da parte dei pediatri, di farmaci “off-label”, ossia l’uso sui bambini di antibiotici, antidolorofici, antifebbrili, antiasmatici, senza che esistano indicazioni specifiche sul foglietto illustrativo. Lo prova il Rapporto 2000 dell’Osservatorio sulla prescrizione farmaceutica pediatrica, presentato il maggio scorso e fondato sui dati forniti da venti Asl italiane. L’indagine, condotta dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e dal Cineca di Bologna in nove ospedali campione, rivela come sei prescrizioni su dieci nei reparti di pediatria sono diverse per dose, modalità di somministrazione, indicazione terapeutica o età del paziente, da quello per cui è stata concessa la licenza di vendita del farmaco.



Un uso irrazionale dei medicinali ha fatto sì che dal 1995 al 2001 sia triplicata la spesa sanitaria per i prodotti pediatrici, non accompagnata però da adeguati studi di farmacoepidemiologia. Solo 205 dei 9.741 farmaci in vendita in Italia sono testati per uso pediatrico, mentre di questi solo su 134 sono state condotte sperimentazioni cliniche controllate sui bambini. E così quasi nove bambini su dieci ricoverati in ospedale vengono curati in modo “sperimentale”, con farmaci studiati per adulti e modificati nella dose, nella somministrazione, nell’indicazione terapeutica.



Sul mercato oggi circolano pochi farmaci provvisti di una formulazione pediatrica: il settore dell’infanzia, secondo il parere degli specialisti del Mario Negri, rappresenta solo il quattro per cento della spesa per la medicina extraospedaliera e quindi una quota non abbastanza interssante dal punto di vista remunerativo per le industrie farmaceutiche. Ma quali rischi può correre un bambino a cui sono somministrati farmaci non adattti a lui? Occorre innanzitutto tener presente che un organismo in crecita, come quello dei più piccoli, presenta un metabolismo ben diverso rispetto a quello di un adulto. Un dosaggio sbagliato può provocare reazioni più o meno gravi, che vanno dalle irritazioni cutanee ad allergie per cui è necessario il ricovero. Tra i farmaci più frequentemente prescritti rientrano antibatterici, antiasmatici ed antistamici, contenenti in molti casi paracetamolo o derivati del cortisone. Per far fronte a tale situazione ed incrementare la sicurezza dei più piccoli, la Commissione europea si è proposta di promuovere la farmacovigilanza, invitando a nuove sperimentazioni in campo pediatrico, ed ha intenzione di creare un database internazionale sui farmaci, con alti livelli di protezione etica.



Alcune prescrizioni, inoltre, rispondono ad un’esigenza di tranquillità emotiva da parte dei genitori più che ad un reale bisogno di cure. Anche quando i figli stanno bene, infatti, molti padri e madri vivono nell’angoscia di qualche malattia nascosta ed interpretano in maniera scorretta sintomi patologici inesistenti o segnali di un disagio psicologico. Nell’incertezza somministrano al bambino una pastiglia in più, senza rendersi conto che i farmaci in eccesso, soprattutto se sono realmente efficaci, hanno effetti negativi sull’organismo. A tale argomento la rivista “Medico e Bambino” ha dedicato un interessante studio dal titolo “Il bambino che non ha niente, ovvero della paura di avere qualcosa”, in cui sono tracciati i principali profili dei bambini solo apparentemente ammalati e in cui vengono forniti suggerimenti utili ai genitori troppo apprensivi. Il bambino sta bene quando non si ammala più di cinque volte l’anno se ha meno di sei anni, tre volte se è tra i sette e i dieci anni, due volte se ha un’età compresa tra gli undici e i sedici anni. Nel primo anno di vita è necessario un controllo pediatrico mensile; successivamente è sufficiente una visita all’anno. È importante infine non incorrere nell’errore di consultare più pediatri, fidandosi solo di chi riesca a convincerci che nostro figlio è davvero malato.




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