Curiosità: il movimento delle due ruote.

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Una piccola rivoluzione, ecologica e pacifica. Contro l’uso indiscriminato dell’auto, che sta rendendo le nostre città invivibili. Una rivoluzione su due ruote che si chiama Critical Mass, “massa critica”, un movimento nato quasi per scherzo negli Stati Uniti dieci anno fa con l’idea di ritrovarsi tutti assieme a pedalare per le vie del centro e che oggi conta migliaia di seguaci in tutto il mondo, Italia compresa. Un po’ fenomeno situazionista, un po’ movimento organizzato, al grido di: “noi non blocchiamo il traffico, noi siamo il traffico”.



Tutto nasce da un’idea di un giovane web designer di San Francisco appassionato di bici, Chris Carlsson. Nel settembre del 1992, ad un incontro di ciclisti, propone di ritrovarsi tutti insieme una volta al mese, in una sorta di “coincidenza collettiva” , per pedalare in città. “Per due settimane – ha raccontato in un’intervista a “Il Manifesto” - ho girato San Francisco mettendo un volantino su ogni bicicletta. Alla fine, era il 25 settembre del 1992, un venerdì, ci siamo trovati in un punto preciso alle 18 del pomeriggio perché volevamo riunirci tutti insieme per tornare a casa dal lavoro in bicicletta, come una massa compatta che le automobili non avrebbero potuto fare a meno di superare. Avevamo intenzione di chiamare tutto questo Commute Clot, come un blocco nelle vene che fa saltare il sistema circolatorio, poi abbiamo scelto Critical Mass.



La cosa piace così tanto che da poche decine (al primo “storico” appuntamento erano in 45) i ciclisti diventano centinaia, sino al record del clamoroso raduno del luglio 1997, quando arrivano a pedalare insieme in settemila, bloccando completamente la città e facendo impazzire i poliziotti che, su ordine del sindaco che voleva a tutti i costi sradicare l’iniziativa, cominciarono a fare multe a caso e alla fine anche ad intervenire con la forza, manganellando qualche malcapitato. “I poliziotti – spiega ancora Carlsson - hanno imparato che non possono controllare Critical Mass, hanno anche imparato che devono stare alla larga. Ci tollerano. Ormai siamo circa 7-800 ciclisti fedeli e un venerdì al mese San Francisco ha lo stesso problema”.



Dalla metropoli americana, il Critical Mass ha cominciato a dilagare in tutto il mondo ed oggi sono circa 300, da New York a Londra, da Mosca a Phnom Penh, le città che una volta la settimana o una volta al mese vedono pedalare questi pacifici e un po’ goliardici ciclisti. E anche l’Italia ha risposto alla grande. A Milano il Critical Mass si tiene ogni giovedì sera, intorno alle dieci, con ritrovo a piazza dei Mercanti, a Roma il secondo e l’ultimo venerdì del mese (alle 21 e alle 18) in Piazzale Ostiense, a Torino ogni primo giovedì del mese e ogni terzo sabato del mese alle 21 davanti al Municipio. Ed in molte altre città, come si può leggere nel sito ufficiale dei Critical Mass italiani (http://www.inventati.org/criticalmass/). E per chi volesse saperne di più, è appena uscito il libro “Critical Mass: l’uso sovversivo della bicicletta”, curato dallo stesso Carlsson (Feltrinelli, 240 pagine, 16 euro).


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