Curiosità: la scienza conferma, il buddhismo rende felici

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Volete vivere più sereni e felici? Allora scegliete la via del Buddhismo, la religione del Dalai Lama che in italiana vanta già 70 mila seguaci. Secondo due recenti studi che hanno destato scalpore e molto interesse, pubblicati sulla prestigiosa rivista inglese “New Scientist”, i monaci buddhisti avrebbero i “centri della felicità” , presenti nel lobo prefrontale sinistro del cervello, molto più attivi e sviluppati. In una parola, sarebbero più felici degli altri. E’ la prima volta che gli effetti di uno stile di vita religioso riceverebbero una prova scientifica così attendibile.




Il primo test è stato svolto da alcuni ricercatori dell’Università del Wisconsis i quali, usando nuove tecniche di scannerizzazione per esaminare le attività del cervello, hanno rilevato su un gruppo di buddhisti un’attività del lobo prefrontale sinistro (area legata ad emozioni positive, autocontrollo e buon umore) superiore alla norma. Ad un identico risultato sono giunti anche alcuni scienziati del centro medico della University of California di San Francisco, che hanno scoperto come la pratica buddhista influisca positivamente sull’amigdala, l’area del cervello che concorre a scatenare emozioni come la rabbia e la paura.



“Si tratta di risultati preliminari – ha spiegato il coordinatore della ricerca Owen Flanagan – ma che permettono di ipotizzare con un grado di sicurezza che quelle anime all’apparenza serene e calme che si vedono in poste come Dharamsala (il villaggio dell’Himalaya indiano dove si è rifugiato il Dalai Lama dopo la fuga dal Tibet, n.d.r.) sono realmente felici” . E di questo se ne sono accorti anche molti occidentali. In Inghilterra, ad esempio, i buddhisti sono già lo 0,3 per cento della popolazione e molti vip hanno scelto da tempo questa strada, da Richard Gere al cantautore canadese Leonard Cohen, che nel ’96 è diventato monaco Zen, dalla rockstar Tina Turner al calciatore Roberto Baggio.



Tutti innamorati della strada verso l’Illuminazione predicata dal Buddha (budh, in radice sanscrita, significa conoscere, realizzare, risvegliare). Una strada sicuramente non facile, né alla portata di tutti (i buddhisti sono vegetariani), che richiede anche molte privazioni per il raggiungimento del Nirvana. Ma perché, allora, il Buddhismo porta alla felicità? Secondo i ricercatori i motivi sono più d’uno, ma molto importante è la pratica della meditazione, ingrediente indispensabile del Buddhismo, il cui obbiettivo è la conoscenza di se stessi, il riconoscimento delle proprie imperfezioni, il distacco dal desiderio e, di conseguenza, dalla sofferenza.




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