Curiosità: uomini col fazzoletto.

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La lacrima maschile non è più un tabù. Imprenditori, politici, sportivi, vip cedono ormai senza imbarazzi alla commozione, anche in pubblico. Storiche sono state le lacrime di Achille Occhetto quando annuncio la fine del Pci. Ha pianto lo stilista Valentino, durante la conferenza stampa dell’annuncio della vendita della sua maison. Si commosse anche all’ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato, quando ricevette la cittadinanza onoraria di Arzano, città dove il padre fondò la sua azienda. Piangono, spesso, gli sportivi, al momento della premiazione di una vittoria importante (un po’ come le tante miss): è stato il caso dello judoka Giuseppe Maddaloni, oro nei 73 chili alle Olimpiadi di Sydney, e, più di recente, di Ivano Brugnetti vincitore della 20 chilometri di marcia ad Atene.



Piangere non dà più fastidio, nemmeno con gli occhi di milioni di telespettatori addosso. E se ne sono accorti anche i compassati inglesi. Secondo un ricerca svolta su duemila uomini dall’Oxford’s Social Issues Research Centre e pubblicata la scorsa settimana dal “Sunday Times”, il 77% ha considerato accettabile farsi un piantino in pubblico e un terzo ha ammesso di singhiozzare una volta al mese. Le lacrime, insomma, non sono più considerate un segno di debolezza ma di sensibilità, anzi, secondo il settimanale inglese, non dimezzano la virilità, semmai rendono un uomo più completo e maturo.



E che sia un fenomeno positivo ne è convinto anche il sociologo Franco Ferrarotti: “Achille pianse alla notizia della morte di Patrcolo, gli uomini hanno sempre versato qualche lacrima. Ma in solitudine. La novità è che oggi non si vergognano più. E questa “femminilizzazione” dei maschi è legata alla riduzione del loro potere, che coincide con l’emancipazione delle donne. Sono loro oggi l’ala marciante dell’umanità, è un dato di fatto. I ruoli sono saltati e ci vorranno diverse generazioni, almeno vent’anni, prima che siano ridefiniti e che il momento maschile e quello femminile ritrovino un nuovo equilibrio. Il pianto dell’uomo, comunque, è una conquista che resterà”.



Il pianto maschile, del resto, non ha molte differenze con quello “rosa”. Se il 74% degli uomini piangono in occasione della morte di una persona cara, ben il 44% lo fa di fronte ad una scena triste, vista al cinema o in tivù e persino letta su un libro. Il 39% versa qualche lacrima amara di fronte alla rottura di una relazione, il 25% quando una persona cara sta male, il 24% durante un litigio con una persona cara ed il 22% per cento per solitudine. Solo il 16% piange per dolore fisico ed un risicato 9% di superemotivi, lo fa durante un matrimonio.


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