Dalla natura morta morta al nudo: bologna indaga i temi dell’arte.

Cultura - Arte



Due grandi mostre, ciascuna con un proprio distinto catalogo, sotto la medesima guida di Peter Weiermair, affrontano con straordinaria ampiezza il tema del Nudo, la prima percorrendo oltre duecento anni di storia dell’arte, la seconda l’intera storia della fotografia.


Il 22 gennaio, presso la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, ha aperto al pubblico Il nudo fra ideale e realtà, una storia dal Neoclassicismo ad oggi. In esposizione oltre 400 opere concesse in prestito dai maggiori musei d’Europa e d’America e da numerose storiche collezioni private. Sono celebri capolavori di molti fra i grandi maestri della pittura e della scultura dalla fine del Settecento ad oggi, e i lavori, spesso sconosciuti, di tutti i nomi che hanno fatto la storia della fotografia.


La mostra dedicata alla pittura e alla scultura si articola intorno alla grande sala centrale dedicata alla scultura neoclassica, da Canova a Thorvaldsen a Bartolini e prende avvio da un capolavoro di Julien de Parme che sembra anticipare le teorie di Winckelman, e il suo recupero della bellezza classica. I temi della bellezza, dell’erotismo, del disfacimento, fino all’uso del corpo come oggetto d’arte, sono resi evidenti con opere di straordinaria espressività. Tutti i movimenti sono indagati attraverso opere, spesso di straordinario valore, dal romanticismo di Hayez, a Ingres, e David al realismo di Courbet ai capolavori di Cézanne, Degas, e Renoir, ai simbolisti quali Gustave Moreau, e Maurice Denis; e Gauguin, Tolouse Lautrec, e dall’altro lato Klimt e Schiele introducono alla rivoluzione del Novecento, alle avanguardie guidate da Picasso, Matisse, Braque, e all’espressionismo di Heckel, Kirchner, Schmidt-Rottluff. La prima metà del Novecento fa i conti con il nuovo complesso rapporto con il corpo, l’erotismo, la sessualità che sarà uno dei motivi del Surrealismo, da Magritte a Delvaux, a Max Ernst, mentre si affaccia nelle opere di Grosz e Dix il presagio del massacro della seconda guerra mondiale. Infine una lunga corsa attraverso la seconda metà del Novecento da Giacometti a Dubuffet all’irrompere dell’arte Americana, alla Pop Art fino all’odierna avanguardia comprendente anche una sala dedicata alla documentazione visiva di storiche performance.


La mostra dedicata alla fotografia inizia da una rara raffinatissima serie di dagherrotipi finemente ritoccati a colori, incunabolo di una pratica artistica dai contenuti spesso provocatori, esplicitamente erotica anche se occultata dai richiami del classicismo. Le fotografie esposte di tutti i grandi e celebri fotografi che ne hanno fatto la storia, sono sempre tirature originali provenienti da collezioni storiche, spesso in versioni inedite per dimensioni e particolari viraggi. Attraverso la fotografia dell’Ottocento si giunge al pittorialismo e poi alle rivoluzioni contemporanee dell’America di Steichen e alla fotografia tedesca e boema dei primi decenni del XX secolo. Oltre metà della mostra è costituita da opere della seconda metà del Novecento quando la “civiltà dell’immagine”, spingerà molti fotografi a superare i confini imposti dalle “pruderie” borghesi e a sostenere con forza le diverse identità sessuali.



La mostra sarà corredata da due distinti cataloghi pubblicati da ArtificioSkira che conterranno saggi di Luca Beatrice, Penelope Curtis, Paolo Fabbri, Claudia Gian Ferrari, Umberto Galimberti-Uliana Zanetti, Peter Gorsen, Claudio Poppi, Alison Smith, Peter Weiermair per il volume dedicato alle arti figurative e Claudio Marra, Ulrich Pohlmann e Peter Weiermair per il volume sulla fotografia.


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