Diventare mamma dopo i quaranta: all’italia va il primato.

Medicina - Mamme



Negli ultimi 25 anni è cresciuta, in tutto l’Occidente, l’incidenza delle maternità over 40. Negli Stati Uniti il numero di parti in questa fascia d’età è più che quadruplicato dal 1980 al 2003, da 23mila a 101mila (2,6 per cento delle nascite). L’Italia, oggi, è il grande paese occidentale con l’incidenza maggiore di nascite da madri con più di 40 anni. Non solo: sempre più spesso quello avuto in età relativamente avanzata è il primo figlio (negli Stati Uniti nel 1980 il 9 per cento dei nati da madri over 40 era primogenito, nel 2000 il 16 per cento). Lo rivela un’indagine svolta dall’Università Bocconi di Milano.



“Ma ci sono limiti sociali e biologici al rinvio della maternità”, scrive Francesco Billari, demografo e direttore del Centro Dondena per la ricerca sulle dinamiche sociali dell’Università Bocconi, che ha condotto lo studio. in un paper (Approaching the Limit: Long-Term Trends in late and Very Late Fertility) pubblicato dalla Population and Development Review (co-autori Hans-Peter Kohler, Gunnar Andersson e Hans Lundström). E tali limiti hanno dimostrato una sorprendente consistenza nel tempo, nonostante l’introduzione di tecniche di riproduzione assistita sempre più sofisticate.



L’aspetto critico non è tanto l’incidenza delle nascite da madri over 40, che rimane bassa rispetto alle percentuali registrate nella prima metà del secolo scorso (la Svezia, oggi assestata al 2,9 per cento, era oltre il 10 per cento nel 1900), ma il rinvio della prima maternità. “Il cattivo esito del tentativo di avere almeno un figlio”, scrivono gli autori dello studio, “ha conseguenze molto più significative per il benessere individuale rispetto al diffuso superamento o non raggiungimento degli obiettivi di fertilità quando si hanno già figli”, mentre il rinvio della prima maternità espone le donne a un rischio esponenzialmente crescente di sterilità dopo i 35 anni.



Un’approfondita rassegna della letteratura medica mostra che “non sembra essersi verificato uno spostamento dell’età della menopausa che rifletta l’aumento della longevità” e che “l’età mediana delle donne all’ultimo parto, nelle popolazioni che non fanno uso di contraccezione, è piuttosto stabile, intorno ai 40-41 anni”.



Un tipo di informazione miracolistica riguardo le tecniche di riproduzione assistita rischia di “illudere le donne di poter attendere a lungo l’arrivo del partner giusto, concentrarsi sulla carriera, raggiungere la sicurezza e un buono standard di vita” prima di diventare madri, senza realizzare quanto sia costosa ed esposta al fallimento l’inseminazione artificiale. Con le donne di 35 anni l’inseminazione artificiale ha esito negativo 60 volte su 100, e a 40 anni o poco più la percentuale di fallimenti passa addirittura all’85 per cento.



La variabile di gran lunga più importante nella ricerca della maternità non è l’uso di tecniche di riproduzione assistita, ma l’età dei primi tentativi di avere un figlio. Su 100 donne che cercano un figlio a 30 anni, soltanto 6 rimangono senza figli, con altre 3 che raggiungono la maternità grazie alle tecniche di riproduzione assistita. Su 100 donne che cominciano i tentativi di rimanere incinta a 40 anni, invece, ben 36 rimangono senza e solo 7 riescono a diventare madri grazie alle tecniche di riproduzione assistita.



“In definitiva, il continuo rinvio della prima maternità si rivela una delle cause principali della bassa fecondità del mondo occidentale”, spiega Billari, “e nel breve periodo gli sviluppi nella medicina, anche se potranno apportare miglioramenti marginali, non sembrano, da soli, in grado di invertire la tendenza”.




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