Dormi bambino dormi

Medicina - Mamme



È un problema condiviso dalla maggior parte dei genitori quello del sonno mancato, dei risvegli notturni, della fatica ad addormentarsi del piccolo nei suoi primi due anni di vita.



È importante che i bambini imparino da subito a dormire; altrimenti andranno incontro ad ulteriori problematiche tra i cinque e i quattordici anni, momento in cui potrebbero soffrire di insonnia, dimostrarsi ancora insicuri al momento di addormentarsi e desiderosi di passare la notte nel letto dei genitori, maldisposti a trascorrere una notte a casa di amici o parenti.



Per insegnare ai nostri figli le corrette abitudini del sonno sono stati messi a punto da specialisti, pediatri e genitori stessi i metodi più disparati. Uno dei più noti, che pare abbia fatto ottenere a parecchi mamme e papà ottimi risultati, è quello suggerito da Eduard Estivill, direttore della Unidad de Alteraciones del Sueño dell’Istituto Dexeus di Barcellona, che sull’argomento ha scritto alcuni opuscoli, due dei quali tradotti e diffusi anche in Italia con i titoli Fate la nanna (La Mandragora) e Dormi bambino dormi (Feltrinelli). Un metodo semplice, che richiede ai genitori serenità e fermezza, e che, assicura il medico spagnolo, risulta efficace entro una ventina di giorni nel 96 per cento dei casi, a patto però che entrambi i genitori lo applichino senza sgarrare.



Nei primi tre mesi di vita il piccolo trascorre la maggior parte del giorno dormendo, dato che il ritmo di veglia-sonno è di circa 3-4 ore. È bene, secondo Estivill, insegnargli che di giorno c’è luce (per questo occorre non farlo dormire durante la giornata in completa oscurità) e che la notte invece è buia (si evitino luci accese nelle altre stanze). È importante che impari anche la differenza tra i rumori del giorno (quando è giusto che dorma anche se in casa si fa conversazione, si ascolta musica o si guarda la TV) e il silenzio della notte (quando si dovrà abbassare il volume di radio e televisione o parlare a voce bassa). I genitori devono stabilire alcuni piccoli “riti”, che diventino abitudinari (fargli il bagnetto prima dell’utlimo pasto della giornata e, dopo mangiato, cambiarlo e metterlo a letto). Il bimbo deve dormire nella sua culla o nel suo lettino nella stessa camera dei genitori, ma mai nel loro stesso letto; al quarto mese va trasferito nella sua cameretta.



Dopo i tre mesi di solito i periodi di sonno notturno iniziano ad allungarsi, mentre diminuiscono quelli diurni. A quest’età occorre fissare un’ora da rispettare per andare a dormire (le 20.00-20.30 in inverno, le 21.00 in estate). Prima di mettere a letto il bambino, i genitori possono leggergli una favola, cantargli una canzone, ripetergli le stesse parole tutte le sere per rassicurarlo. È sempre meglio evitare, invece, giochi che possano agitarlo prima del riposo notturno. Il piccolo deve anche imparare ad indentificare la sua cameretta con il luogo deputato al riposo, distinguendola dalle altre stanze della casa; in essa non dovrà quindi ad esempio mangiare.



Trascorsi i primi sei mesi di vita, il sonno notturno dovrebbe avere già raggiunto le 11-12 ore, mentre quello diurno si riduce a due momenti di riposo (la mattina e dopo pranzo). Dai 15 mesi il riposo mattutino viene eliminato; quello pomeridiano, invece, va mantenuto fino ai 3-4 anni.



Estivill raccomanda che i genitori insegnino ai piccoli ad addormentarsi da soli: dopo averli messi a letto, quindi, mamma e papà devono allontanarsi dalla stanza e, se il figlio piange, resistere per qualche minuto prima di intervenire e di consolarlo brevemente. Gli intervalli tra un intervento e l’altro, nel caso il pianto si prolunghi, vanno via via allungati, in modo che il bambino capisca che il pianto non è uno strumento efficace per ottenere l’attenzione dell’adulto.




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