Dormire in tre: i pro e i contro

Psicologia - Sesso



Nel lettone si addormenta il 75 per cento dei bambini italiani: piccoli, di 4 anni, ma anche più grandicelli, fino ai 9 anni.



La maggioranza dei bambini ha infatti bisogno del contatto fisico per rilassarsi ed addormentarsi e nel letto dei genitori il microclima è ideale e l’atmosfera gratificante. Vicino all’adulto il piccolo, soprattutto dutrante i primi mesi di vita, vince il senso di solitudine e l’ansia da separazione. Ma quali sono i pro e i contro del dormire in tre? I pediatri non esprimono pareri unanimi. C’è chi ne sottolinea i vantaggi, evidenziando come favorisca l’attaccamento al seno, eviti i risvegli e quindi eventuali blocchi respiratori, gratifichi il piccolo dal punto di vista psicologico-affettivo.



Esistono però anche alcuni rischi legati a tale abitudine: il neonato può essere inavvertitamente “schiacciato” dagli adulti o faticare nell’abituarsi agli orari della poppata, con conseguenti prolemi per il riposo materno. Soprattutto intorno ai due anni, poi, il bambino nel letto è tutt´altro che tranquillo: si agita, si muove, si appropria del cuscino. Ciò fa si che i genitori passino spesso le notti in bianco o che uno dei due, di solito il papà, sia costretto a trasferirsi in un’altra camera.



C’è infine chi sostiene che il fatto di dormire nel letto con i genitori non abbia alcun effetto, positivo o negativo, sullo sviluppo emotivo e comportamentale dei bambini. Ad affermalo sono stati recentemente alcuni ricercatori californiani che hanno condotto uno studio in merito, dimostrando come questa abitudine possa essere seguita senza timori se inserita nel contesto di un rapporto familiare equilibrato e sereno.



L’importante è comunque non protrarre la convivenza nel lettone oltre i tre-sei, al massimo dodici mesi, per non impedire al piccolo di rendersi autonomo. Se si abitua a dormire con i genitori, infatti, non sarà facile il distacco. Più il bambino cresce, peggiori saranno capricci che farà per opporsi al cambiamento di stanza.



È quindi importante che mamma e papà siano concordi e stabiliscano alcune regole per fargli gradatamente acquisire una piena indipendenza. Il bambino va tranquillizzato, nella fase del distacco, con parole e con gesti affettuosi, perchè capisca che i genitori continuano ad essergli vicini. Durante le prime notti in solitudine bisognerà rimanergli accanto fino a quando si addormenta, o andare a consolarlo di tanto in tanto. Per aiutarlo a vincere la paura del buio, si può lasciare accesa una piccola luce nella sua cameretta, o mettergli nel lettino un peluche o un oggetto amato, perchè lo aiuti ad affrontare la solitudine. È bene anche evitargli, durante la giornata, il contatto con scene o situazioni che possano causargli incubi notturni. Buona regola quella di preparare una cena leggera e rispettare l’ora della nanna, da far precedere, magari, da una routine di piccole attività. Uno strappo alla regola può essere fatto quando il bambino è malato, la mattina o dopo aver fatto un brutto sogno, ma sempre ricordandogli che sarà riportato nel suo lettino una volta riaddormentato.



Qualche utile segreto per insegnare ai vostri figli come addormentarsi da soli, lo potete trovare nel volume dello spagnolo Eduard Estivill Dormi bambino dormi, edito da Feltrinelli, in cui l’autore illustra il metodo con cui ha rivoluzionato l’approccio alla dinamica del sonno infantile.



Dormire è d’altronde fondamentale nella vita dei bambini. Gli ultimi studi portati a termini dai centri per il sonno dell’ospedale San Raffaele di Milano e della Sapienza di Roma, diffondono dati non certo rassicuranti sulle conseguenze delle notti insonni. I bambini che non riposano a sufficienza diventano irascibili, svogliati, affaticati; presentano problematiche nel rapporto con i coetanei e con gli adulti e sono ad alto rischio di disadattamento sociale.




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