Droga: riduzione del danno o linea dura?

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Se c’è una argomento in cui l’armonizzazione tra le diverse leggi degli stati della Comunità europea è ancora in alto mare, questo è quello della lotta alla droga. Anzi, molto spesso, si usano strategie completamente opposte nell’affrontare la questione, che vanno dalla morbida tolleranza – inaugurata dall’Olanda - alla più intransigente linea dura.




L’ultima notizia arriva dall’Inghilterra, dove hanno fatto scalpore i risultati di uno studio realizzato da un Commissione parlamentare per conto del ministero degli Interni sull’efficacia delle leggi britanniche in materia di droghe. Lo studio, che sarà presentato in primavera ma i cui primi risultati sono stati anticipati sulle pagine del domenicale Observer, consiglia al governo non solo la piena depenalizzazione del consumo della marijuana ma anche un ammorbidimento sull’ecstasy, che dovrebbe essere considerata come una droga leggera.




Negli stessi giorni in Italia si è discusso a lungo sulle nuove linee di governo da adottare in materia di lotta alle tossicodipendenze. Da una parte è venuto il pensiero del ministro Stefania Prestigiacomo, che ha chiesto almeno un mantenimento della distinzione tra “droghe leggere” (marijuana, hascish) e “droghe pesanti” (eroina, cocaina). Dall’altra c’è stata la ferma risposta del vicepremier Fini, in linea con il pensiero del Polo delle Libertà, che ha escluso del tutto questa possibilità: “La droga è droga, non c’è distinzione tra pesanti e leggere”.



Una linea dura che accomuna il nostro paese a Belgio e Francia, che sono tra i paesi europei quelli con le leggi più severe, ma lo allontana dall’Olanda, dove l’uso personale di stupefacenti è tollerato (così come la vendita in locali appositi, purché non si superi la quantità di 30 grammi), o dalla Svizzera, dove si stanno sperimentando metodologie di somministrazione controllata di eroina e metadone.



Il problema, ovviamente, non è di facile soluzione. Anche se i risultati ottenuti dalle politiche di “riduzione del danno” (come quella olandese) hanno ad oggi dato risultati più confortanti rispetto a quelle proibizioniste che prevedono “tolleranza zero”. In Olanda il numero di tossicodipendenti è notevolmente calato, sono 1,6 ogni mille abitanti, contro i 3 dell’Italia, i 4 della Svizzera ed i 4,5 del Portogallo.



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