Eco 3d: il primo emozionante incontro con il proprio bambino.

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L’ecografia è una tecnica non invasiva che consente di visualizzare gli organi del nostro corpo grazie all’uso di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni non udibili dall’orecchio umano) che attraversano i tessuti. Durante la gravidanza questo esame è utilizzato per monitorare il feto e la sua crescita all’interno dell’utero. Due sono le modalità in cui viene eseguita: quella transvaginale (una sonda è introdotta nella vagina) fornisce immagini più chiare durante le prime settimane di gravidanza; quella transaddominale (la sonda è appoggiata sull’addome) viene preferita invece dal secondo trimestre in avanti. Di solito durante la gestazione sono eseguiti tre esami: nel primo trimestre, nel secondo (a 20-22 settimane) e nel terzo trimestre (a 30-34 settimane). Su indicazioni del medico curante, però, è possibile che l’esame ecografico venga ripetuto anche più volte.



Durante i primi due mesi, l’ecografia consente di datare con precisione l’epoca della gravidanza, misurare la lunghezza del feto, mentre dall’inizio del terzo mese si rilevano l’attività pulsatile del cuore e i movimenti del feto. A partire dal mese successivo, infine, si misurano la testa, l’addome e il femore del feto, si rileva il sesso del feto (se la sua posizione lo consente), la sede di inserzione placentare, la quantità di liquido amniotico.



Oggi, grazie ad un’innovativo ecografo ad alta definizione, chiamato Voluson 730, è possibile evidenziare, oltre al profilo del feto e alla forma dei suoi organi, anche i suoi movimenti e le varie espressioni assunte dal volto. L’apparecchio, infatti, non solo fornisce ottime immagini bidimensionali, ma è anche in grado di eseguire immagini a tre dimensioni, per osservare in tempo reale l’interno del corpo in tre sezioni, lungo i tre piani dello spazio, e per seguirne i movimenti. Visualizzando e registrando i movimenti del corpo è possibile operare una raccolta di dati estremamente ricca e selezionata.



Non si tratta più di una radiografia in bianco e nero, quindi, ma di un feto a colori, ripreso come in un video. Lo si osserva mentre si gratta o si succhia le estremità di mani e piedi, oppure mentre si strofina sulla placenta e gioca con il cordone ombelicale. Le immagini fornite dalla ecografia 3D sono di tre tipi differenti: quella chiamata volume mode legge la superficie del bambino a contatto con il liquido amniotico e permette di “fotografare” il viso, le mani o i piedini, purché la posizione del feto lo consenta. Il secondo tipo di immagine, detta multiplanare è utile per studiare qualsiasi piano di sezione (longitudinale e trasversale) e le sezioni coronali, che non sempre l’ecografia tradizionale consegue. In questo modo il medico può analizzare particolari utili per una diagnosi, come avviene nella TAC, ma con gli ultrasuoni. L’ultima modalità, quella trasparente, fornisce la visione della struttura e della posizione degli organi interni.



Una vera emozione per i futuri genitori, ma soprattutto un’occasione preziosa a livello medico, per formulare diagnosi più precise nel controllo della crescita e della patologia malformativa del feto. Sul volto, infatti, possono essere individuati i segnali di eventuali anomalie: dalla forma del viso alterata, dagli occhi troppo vicini, dal mento particolarmente piccolo o sporgente, dall’attaccatura delle orecchie irregolare è possibile ricavare indicazioni su possibili malattie genetiche che potrebbero comportare anche un ritardo mentale. L’ecografia volumetrica può essere d’aiuto anche nella segnalazione di malattie cardiache, che accompagnano, congenite, un neonato su cento, ma che fino ad ora, con i metodi ecografici tradizionali venivano rilevate in meno della metà dei casi. Il nuovo esame in 3D, invece, consente di individuare nell’utero un numero maggiore di cardiopatie, consentendo così alla madre di programmare il parto in un centro specializzato, dove il bambino possa da subito essere assistito nel migliore dei modi.



Questo esame non è però da considerarsi di routine, ma deve essere prescritto dal medico come ausilio dell’ecografia tradizionale quando quest’ultima non bastasse per accertare che il bambino sia sano.




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