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Tecnologia - Ambiente



Si sa, infatti, che il punto sta proprio nella distinzione tra invenzione e innovazione. Se io creo qualcosa in un laboratorio mi limito ad inventare, mentre l’innovazione arriva solo quando il risultato della ricerca va sul mercato. Nella prima fase, dunque, il valore dell’invenzione è solo culturale e sociale, ma è con il passaggio alla fase dell’innovazione che l’idea acquista un valore anche economico.
Vi segnaliamo due novità.

I ricercatori dell´Università olandese di Groningen sono riusciti a ottenere una plastica per componenti elettroniche che può essere riciclata e che potrebbe andare a sostituire quella usata attualmente all´interno dei computer e in molti dispositivi elettronici, attualmente non riutilizzabile.

Mentre quasi tutto il mondo comincia a fare i conti con la spazzatura elettronica, Antonius Broekhuis e colleghi del Dipartimento di ingegneria chimica dell’Università olandese di Groningen - tra cui figura anche l’italiano Francesco Picchioni - stanno cercando di risolvere almeno il problema delle componenti in plastica degli hardware.



Nel suo studio, pubblicato sulla rivista Macromolecules dell´American Chemical Society, Broekhuis riferisce di essere riuscito a ottenere una plastica che può essere sciolta e rimodellata senza perdere le sue caratteristiche originarie di durezza e resistenza al calore. I ricercatori hanno disciolto granuli di quello che loro chiamano polimero “autorigenerante” e sono riusciti ad ottenere da questi una barra di plastica uniforme e rigida. Sulla base dei test, Broekhuis sostiene che il materiale può essere riciclato più volte - nonché riparato - e che il procedimento è a basso costo.

Una manciata di secondi per ricaricare un cellulare e cinque minuti per un´auto ibrida: è quanto promette una nuova generazione di accumulatori al litio, creata nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), in grado di abbattere i tempi di ricarica di almeno cento volte rispetto alle normali batterie dello stesso tipo. E che, per l´appunto, sta destando l´interesse di note case automobilistiche.

Ormai da vent’anni la tecnologia che utilizza accumulatori al litio è impiegata nella maggior parte delle apparecchiature portatili. La leggerezza e l’alta capacità di accumulo di energia hanno infatti reso vincenti sul mercato queste batterie, che però presentano lunghi tempi di ricarica perché la migrazione degli ioni litio dal catodo all´anodo (cioè da un polo all´altro della batteria) è un processo relativamente lento.


Nel tentativo di accelerare tale processo, i ricercatori hanno riscoperto un materiale già utilizzato negli accumulatori, il litio ferro fosfato. Il catodo delle nuove batterie è infatti costituito da piccolissime nanosfere - dell’ordine di 50 nanometri - di questo materiale, ricoperto poi da un sottile strato di litio fosfato. Le nanosfere rilasciano rapidamente gli ioni litio quando la batteria si carica, che viaggiano attraverso l´elettrolita (il mezzo che separa i de poli) verso l´anodo. Quando la batteria si scarica, gli ioni viaggiano in senso inverso per essere riassorbiti dalle nanosfere, circondate da carbonio che aumenta ulteriormente la velocità a cui si muovono le cariche.
I ricercatori hanno calcolato che per ricaricare un cellulare basteranno dieci secondi, e cinque minuti per un´auto ibrida, a fronte delle attuali otto ore!



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