Economia: cresce la spesa delle famiglie.

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La vita è sempre più cara e sono molte le famiglie costrette a tirare la cinghia. Se aggiungiamo il fatto che per il prossimo autunno sono previsti ulteriori rincari e salassi, il quadro non è certo esaltante. Ma quanto spende, in realtà, una famiglia italiana? Esattamente 2.313 euro al mese. E’ questo il dato medio, relativo al 2003, calcolato dall’Istat nel corso della sua ultima indagine annuale sui consumi. Si tratta di 119 euro in più (5,4%) rispetto all’anno precedente, ma questo valore comprende sia l’inflazione (che nel 2003 era stata del 2,7%) che il cosiddetto “fitto figurativo” (l’esborso fittizio delle famiglie proprietarie di un’abitazione per pagare un eventuale canone).



Insomma, abbiamo speso di più ma solo perché il costo della vita è aumentato. Creando quella che è stata ribattezzata dal sociologo Giampaolo Fabris come “sindrome della quarta settimana”, ovvero la fatica che fanno le famiglie delle classi meno abbienti ad arrivare a fine mese. All’incremento della spesa media, quindi, non è corrisposto il tanto atteso incremento dei consumi. Senza dimenticare che quest’aumento ha avuto valori diversi a seconda delle aree geografiche: al Nord è stato del 5,9 per cento, al Centro del 5 per cento ed al Sud del 4,8 per cento.



Andando poi a vedere nei dettagli, si scopre come la voce che più pesa nelle famiglie è quella relativa alla casa, che comprende affitti, spese condominiali e manutenzione dell’immobile, che incide per un quarto (il 24,9 per cento) sul bilancio familiare. Segue l’alimentazione, che si porta via una quota pari al 19,5 per cento (di cui il 4,4 per cento è solo per le carni) e che è stata l’unica voce in crescita rispetto all’anno precedente: da 425 euro al mese a 451 euro. La spiegazione, secondo Fabris, sta nella diminuzione degli sprechi, ossia si spende meno per cose futili e più per quelle che servono davvero.



A corroborare questa tesi è il calo delle spese per arredamento, elettrodomestici, abbigliamento, calzature, ma anche per la cultura ed il tempo libero. Restano, invece, costanti le spese per le comunicazioni e per la salute, nella quale sono comprese le spese per la bellezza ed il fitness. Insomma, si stringe la cinghia ma non si rinuncia al cellulare e alla forma fisica. Amaro il commento dell’associazione di consumatori Adusbef, che vede nei dati del rapporto una conferma che l’inflazione del 2003 è stata il doppio di quella segnalata in realtà dallo stesso Istat: 5,4 contro 2,7.


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