Economia: futuro nero.

Economia - Soldi



I più ottimisti nel futuro? I cinesi. I meno? Noi italiani. L’eco che rimanda un sondaggio realizzato in occasione dell’ultimo World Economic Forum, tenutosi a Davos, in Svizzera, a fine gennaio scorso, non è dei più incoraggianti. L’economia, ormai da un po’ d’anni a questa parte traballa, i consumi calano, l’incertezza aumenta, ma se per molti osservatori la ripresa pare essere vicina, c’è chi ci crede davvero e chi, invece, non è dello stesso parere. E noi, stiamo da quest’ultima parte.



Secondo gli economisti l’anno appena iniziato vedrà, infatti, una crescita dell’economia mondiale del 4%. Ma con ritmi diversi paese per paese. La Cina continuerà la sua inarrestabile corsa, con un tasso del 9,5% (pari a quello del 2004), mentre per gli Stati Uniti il ritmo sarà del 3%. In Europa la risalita si avrà solo dopo la seconda metà dell’anno, con un +2-2,5%, mentre nel primo semestre è previsto un rallentamento intorno all’1-1,5%.



Non stupisce, quindi, la classifica realizzata dalla Globescan in collaborazione con l’Università del Maryland sulla fiducia nel futuro, prendendo in esame un campione di popolazione di 22 paesi. I più ottimisti, infatti, sono risultati i cinesi: ben l’88% credono che la situazione economica del proprio paese migliorerà, mentre il 68% crede che migliorerà anche la situazione mondiale. Nella fascia dei più ottimisti seguono i sudafricani (il 62% vede un futuro economico migliore per il proprio paese), gli australiani e i canadesi (61%). Agli ultimi posti troviamo noi italiani (solo il 12% di ottimisti), i sudcoreani e i libanesi.



Molto ottimisti per il futuro delle condizioni economiche mondiali, dopo i cinesi, sono anche gli indiani (55%) gli indonesiani (52%) e i tedeschi (45%). Ancora indietro noi italiani, terzultimi con un 17% di ottimisti sul futuro del pianeta, ma dove proprio tocchiamo il fondo dell’umore è nelle previsioni delle future condizioni economiche familiari. Se la Cina, c’era da immaginarlo, è ancora una volta al primo posto (86% di ottimisti), l’Italia questa volta è proprio all’ultimo (15% di ottimisti). Più ottimisti di noi sono giapponesi, libanesi e sudcoreani (che però hanno la più alta percentuale di pessimisti: il 71% crede che le condizioni peggioreranno).



Tutto questo seppur parziale ottimismo, in ogni modo, dovrà fare i conti con due incognite, quella relativa al deficit del bilancio americano e dei suoi conti con l’estero, che hanno resistito solo grazie al deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro che ha dato più convenienza all’export a stelle e strisce. Se anche gli Stati Uniti finissero in recessione, porterebbe dietro di sé, inevitabilmente, anche gli altri paesi. Ipotesi probabili per sanare la situazione? Un ribasso del dollaro, per ora non prevedibile a breve termine.


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