Economia: pari opportunità, la norvegia avanza

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Sognate una carriera nel business administration? Trasferitevi subito in Norvegia. Il paese scandinavo, si prepara ad emanare un’ordinanza sulle pari opportunità che non ha precedenti nel mondo. Se entro il 2007 nei consigli d’amministrazione di tutte le aziende, sia pubbliche che private, il 40 per cento dei posti non sarà occupato da donne, queste saranno costrette a chiudere. Lo ha sostenuto con forza il ministro per gli Affari della Famiglia e dei Figli, Laila Daavoey.



Che i paesi nordici siano avanti a tutti in fatto di parità uomo-donna è cosa nota, ma la Norvegia ha fatto davvero di più. Nel 2002, quando il governo si accorto che ai vertici delle aziende la presenza femminile era appena del 6 per cento, emanò una legge che obbligava a portare la percentuale al 40 per cento entro la metà del 2005. Ad oggi, invece, la situazione non è cambiato di molto, visto che nei cda i posti occupati da donne sono saliti solo all’11 per cento. Da qui il pugno di ferro del governo conservatore di Kjell Magne Bondevik che allo scadere dei termini farà un censimento per conoscere la situazione, quindi fisserà una data limite, il 2007 per gli inadempienti. Se non la ripeteranno partirà la messa in liquidazione forzata.



Ovviamente gli imprenditori norvegesi non ci stanno. La loro associazione si è subito opposta a questa proposta choc, spiegando che così si violano i diritti degli azionisti di scegliere liberamente i propri dirigenti, così come la Borsa di Oslo, che critica quest’uso della forza, fosse anche solo per una giusta ragione come quella della parità. Tutto questo avviene in un paese che in questo settore, in realtà, ha numeri da record: le donne occitano quasi la metà dei posti di lavoro, il 40 per cento delle poltrone ministeriali e il 37 per cento dei seggi in Parlamento.



Numeri da far impallidire noi italiani. Appena l’11 per cento dei seggi in Parlamento è occupato da donne, ma nelle aziende le cose vanno ancora peggio. Nei consigli d’amministrazione delle 279 società quotate in borsa le poltrone ‘rosa” sono appena il 3,5 per cento. Molte, però, sono figlie e mogli di chi già guida l’azienda. Che sia da seguire l’esempio norvegese? Ne è convinta assolutamente Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario: “Per far crescere la presenza femminile non restano che le quote. La verità è che le donne in azienda ci sono e sono brave, ma non riescono a sedersi nei posti di comando. Perciò applaudiamo la Norvegia e imitiamola”.


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