Educazione: quando sono i figli a comandare

Psicologia - Mamma



“In casa comando io e si fa tutto quello che dico io!”. Se vi è capitato di dire qualcosa di simile a vostro figlio per chiudere la questione dopo una litigata, e magari siete rimaste un po’ perplesse sulla reale necessità di utilizzare queste forme estreme di potere parentale, potrebbe esservi utile la lettura di un libro estremamente istruttivo sull’argomento. Si intitola proprio “Si fa come dico io. L’equilibrio del potere tra genitori e figli” (Pratiche editrice, 192 pagine, 14 euro) e l’ha scritto il pediatra romano Roberto Albani, professore all’Albert Einstein College of Medicine di New York.



La tesi di Albani è semplice: non fatevi troppi scrupoli ad esercitare il vostro potere di genitore, perché i vostri figli imparano ad usarlo, e bene, sin da piccolissimi. Una delle cause principali del fatto che molti genitori si sentono spesso dominati dai figli e non riescono a farsi ascoltare né rispettare, secondo Albani, è proprio perché i genitori d’oggi tendono a concedere troppo potere ai loro figli e non sanno usare il proprio nella maniera più efficace ed equilibrata.



Albani cita moltissimi esempi di queste forme di “abuso di potere” dei figli versi i genitori: quando a pochi mesi il pianto del bimbo richiede massi attenzione, magari in piena notte, o, a due anni, quando fanno delle scenate nei negozi per farsi comprare quello che vogliono, o ancora, quando sono più gandicelli, le manipolazioni più sofisticate quando sbottano in frasi tipo: “La mamma di Gigi è proprio brava: non lo manda mai a letto presto”.



“Sono esempi di un potere “bambino” esercitato su di voi – spiega Albani – perciò non abbiate timore ad usare il vostro di potere: ma con misura e consapevolezza. E’ perfino lecito, in un momento di sacro furore, allungare uno sculaccione, ma senza arrivare a questo ci sono molti modi con cui porre limiti al bambino, limiti di cui vi sarà grato perché ne ha bisogno per crescere”.



Il pediatra romano suggerisce due semplici tecniche per far questo: la prima è quella “dell’ascolto attivo” , ossia dell’immedesimazione nei problemi del bambino, l’altra quella della sostituzione del “tu” con l’“io” , ad esempio, invece di dire “tu sei cattivo” nel caso il piccolo faccia un danno è meglio usare frasi tipo “io sono dispiaciuta perché hai rotto qualcosa cui tenevo” (un vaso, un piatto, etc.). Infine, il genitore deve sempre tenere presente nell’educazione che la parola “no” deve significare no: “Bisogna, una volta e per tutte insomma – scrive Albani -, tenere presente il principio molto semplice che l’efficacia nell’esercizio del potere è basata innanzitutto sulla determinazione e la coerenza”.




Tag:


Presente in:

Psicologia - Mamma

CONDIVIDI CON I TUOI AMICI E CONOSCENTI
Partecipa anche tu alla discussione *
Elenco articoli in archivio
Selezionare l'anno

(non ci sono ancora articoli in archivio per questa sezione)